di Chiara Fabrizi

Patto per la sostenibilità tra otto imprese che operano nel settore grafico, cartotecnico e della logistica, danno lavoro a 365 addetti e fatturano complessivamente 72 milioni di euro, ma soprattutto riescono a produrre e vendere a filiera corta, cioè con una distanze media tra fornitore e cliente di 80 km, e sono alimentate al 100 da energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, tant’è che sette imprese di otto sono già carbon neutral, cioè a emissioni zero.

Si chiama Ecovprint ed è il «laboratorio di cooperazione e innovazione ambientale» della Valtiberina, cioè tra la zona di Città di Castello e una parte della provincia di Arezzo, dove hanno sede Alca, Csm, Cts, Graficonsul, Petruzzi, Saico, Vprinting e Artipack. Qui gli imprenditori credono e vogliono dimostrare come «la sostenibilità possa essere una strategia industriale condivisa, capace di generare valore economico, sociale e ambientale per l’intera comunità».

Le imprese che hanno stretto il patto nel segno della sostenibilità sono dotate di impianti fotovoltaici, con una potenza complessiva di 473 kw, non sufficiente ad alimentare le aziende, che però si approvvigionano della restante quota da fonti 100 per cento rinnovabili con certificati di origine. Le otto aziende protagoniste del percorso sono state trasformate in società benefit e hanno ottenuto la certificazione B Corp, che in Italia sono circa 300, stando al sito dell’ente no profit che rilascia il titolo, ovvero B Lab, e sono tutte legate dall’ambizione di operare all’interno di «un sistema economico migliore in cui le aziende possano creare un beneficio per le persone, le comunità e il pianeta», preferendo giocoforza «investimenti di lungo termine rispetto a guadagni rapidi e misurando il loro successo in base all’impatto positivo che creano».

Tra l’Alta Umbria e la Bassa Toscana ci prova EcoVprint anche con un «impegno crescente nell’utilizzo di materie prime certificate Fsc e col coinvolgimento attivo dei lavoratori attraverso formazione continua, welfare e partecipazione ai processi decisionali», spiegano dal consorzio che riserva un’attenzione particolarmente elevata anche ad azioni come «digitalizzazione, riduzione degli sprechi e innovazione di processo, ma anche a iniziative sociali, culturali e ambientali che coinvolgono scuole, giovani e comunità locali». Il messaggio che arriva dalla Valtiberina è rivolto a tutti i «distretti locali» di provincia e non che «possono diventare protagonisti della transizione ecologica, generando occupazione qualificata e opportunità per le nuove generazioni, perché rappresentiamo – è il messaggio degli otto di EcoVprint- la prova tangibile che un’economia sostenibile è possibile, se costruita sul fare rete e sulla fiducia reciproca tra imprese, territorio e persone».

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