300 gli operai che hanno raggiunto Roma (foto Toni-U24)

di Daniele Bovi

Sulla strada, di fronte alla sede del ministero dello Sviluppo economico, alla fine rimane la rabbia dei circa 300 operai della Tk-Ast arrivati con cinque pullman da Terni e che, dall’incontro tra governo, Outokumpu e istituzioni si aspettavano risposte e garanzie. Risposte e garanzie che non ci sono: quello andato in scena martedì mattina a Roma è stato definito dai sindacati, all’unanimità, un «incontro negativo». Outokumpu infatti, tramite il proprio amministratore delegato Mika Seitovirta, non si è mossa di un millimetro ribadendo che la Tk-Ast è sul mercato e, soprattutto, che il Tubificio non si vende e che la linea Ba2, uno dei pezzi pregiati del complesso industriale, verrà smontata e portata via.

L’incontro Il governo, dall’altra parte del tavolo, ha sposato la linea delle istituzioni regionali e si è detto contrario allo smantellamento ma tant’è. All’ad è stata formalmente fatta la richiesta di ritirare il piano, richiesta di fronte alla quale Seitovirta ha spiegato di non poter rispondere sul momento poiché prima, ovviamente, serve il parere degli azionisti. «Il governo – ha detto Di Girolamo agli operai imbracciando un megafono al termine del summit romano – ha detto che non subirà scelte che riducano la capacità e la competitività industriale del Paese». Seitovirta ha inoltre ripercorso l’iter della vicenda sostenendo come la Commissione UE abbia richiesto, per approvare la fusione tra Inoxum e Outokumpu, la diminuzione di 4-500 mila tonnellate per quanto riguarda la capacità produttiva.

Che farà ora il governo? Al tavolo inoltre s’è sentita la mancanza del convitato d’acciaio, ovvero quella ThyssenKrupp che fino alla metà di novembre (entro il 16 si attende il parere definitivo dell’Ue) è il proprietario della Tk-Ast. Mercoledì così i sindacati chiederanno ufficialmente al governo di convocare il management tedesco. Nei prossimi giorni, secondo quanto emerdo martedì verrà convocato un altro tavolo al ministero con azienda, istituzioni locali e sindacati per decidere il da farsi. La domanda che serpeggia tra molti addetti ai lavori è ora questa: che farà il governo? Se da una parte infatti si apprezza la comunione di vedute con le istituzioni locali, ora oltre l’appoggio morale serve quello concreto. Serve un impegno forte verso la Ue, verso il governo tedesco e verso quello finlandese.

Nuova mobilitazione In attesa all’orizzonte si prospetta una nuova mobilitazione: nelle prossime ore si svolgeranno assemblee di fabbrica con le rsu che valuteranno le ulteriori iniziative da intraprendere in difesa del sito. Come dice Claudio Cipolla della Fiom Cgil, mercoledì «incontreremo le Rsu dello stabilimento per programmare un calendario nella consapevolezza che non si muove un bullone». Fiom, Fim, Uilm e Ugl Metalmeccanici, come detto, hanno giudicato «negativo» l’incontro e, come spiega la Fiom con Laura Spezia, in casso di spacchettamento il sindacato è pronto a fare ricorso alla Commissione Ue per bloccare il processo. Anche Mario Ghini della Uilm ha espresso preoccupazione, parlando di un incontro «deludente, in cui i sindacati si sono sentiti presi in giro». Ora, per Ghini, tocca «al governo mettere tutte le forze in campo» per impedire il «depauperamento» dell’intera area. Daniele Francescangeli dell’Ugl Metalmeccanici, ha affermato come si siano fatti più passi indietro che in avanti, con l’azienda che mantiene «una posizione ambigua». Il rischio, ha spiegato, è che voglia mantenere al suo interno le parti migliori, il «motore» del sito, per cedere il resto.

Marini: incontro difficile Secondo la presidente della Regione Catiuscia Marini, l’incontro è stato «importante seppur difficile e complesso» dato che «il governo ha affermato la nostra posizione di piena contrarietà ad una vendita che smantella il sito industriale di Terni». Per Marini «la fermezza con cui l’esecutivo ha espresso la sua posizione ci garantisce la continuità industriale delle acciaierie di Terni». Per la presidente occorre lavorare prima che arrivi la decisione della Commissione Ue per «difendere la più grande industria di acciaio in Italia». Al riguardo, ha aggiunto, «è fondamentale un lavoro congiunto tra le parti». Identica la posizione del presidente della Provincia Feliciano Polli mentre il sindaco di Terni ha parlato di un incontro «teso e che non ha avuto l’effetto sperato». Giovedì sera intanto, alle 20.30, è stato convocato un consiglio comunale straordinario al quale prenderanno parte i consiglieri regionali, i parlamentari europei e quelli eletti in umbria, la presidente Marini e i sindacati.

Brutti e Stufara Commentando quanto successo a Roma il consigliere regionale di Rifondazione Damiano Stufara, oltre a chiedere la conùvocazione di ThyssenKrupp e l’impegnodel governo, sostiene che è stato «confermato lo scenario più nefasto e devastante per le acciaierie di Terni: lo spezzatino, la frammentazione del sito siderurgico ternano, che sarebbe inevitabilmente condannato al declino produttivo e occupazionale. Questa è la determinazione di Outokumpu, che non tiene in minima considerazione la storia e la qualità della produzione ternana di acciaio inossidabile. Ora intensificare gli sforzi, far crescere la mobilitazione e far assumere alla vertenza acciai speciali caratteri di vicenda nazionale, strategica per far continuare a definire l’Italia un Paese industriale». Paolo Brutti, segretario regionale dell’Idv, invita invece «gli operai e i sindacati a difendere in tutti i modi l’integrità dello stabilimento ternano e a cacciare via i tanti avvoltoi già pronti a lucrare sulle singole linee di produzione. «La capacità occupazionale della Terni sta tutta nell’integrazione tra linea a caldo e linea a freddo. Smembrare queste due parti – insiste Brutti – significa far regredire Terni a uno stabilimento qualsiasi, soggetto ai venti della più piccola crisi. Lo slogan delle maestranze ‘non si tocca neanche un bullone’ trasmette una giusta determinazione che la politica deve sostenere a tutti i costi, sia con opere di mediazione che con un presidio fisico degli stabilimenti».

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