Fosche le previsioni dell'agenzia di rating sull'economia del Paese

di Daniele  Bovi

Il taglio dell’outlook dell’Italia da stabile e negativo, comunicato con una nota questa notte da Standard & Poor’s (una delle tre principali agenzie di rating nel mondo), potrebbe avere un «impatto negativo» anche sul giudizio del merito di credito dell’Umbria, ovvero sul grado di solvibilità della Regione. In pratica, più è basso il merito di credito e più le capacità di rimborsare un prestito sono giudicate scarse. Le previsione fosche dell’agenzia sullo stato di salute dell’economia italiana potrebbero dunque inficiare anche, come si precisa in una nota diffusa nella mattinata di sabato, «sul merito di credito dei governi locali e regionali italiani che abbiano lo stesso rating di quello sovrano». Ovvero A+.

Il rating della Regione Per quanto riguarda l’Umbria, come noto, il rating è A+ con prospettive «stabili». Tradotto dal linguaggio economico-finanziario, la Regione è al top del giudizio ed è quindi considerata un debitore affidabile e solvibile. Un ottimo pagatore insomma che può accedere a linee di credito a tassi di interesse più bassi di altri debitori considerati meno affidabili. E visto che gli enti locali molto spesso finanziano la costruzione di opere pubbliche importanti proprio grazie ai prestiti, si capisce di conseguenza l’importanza che il rating riveste per le amministrazioni. E per le generazioni future di umbri.

Gli altri governi interessati Gli altri governi locali interessati da una possibile revisione al ribasso dei giudizi sono Provincia di Ancona (A + / Stable),  Città di Bologna (A + / Stable), Provincia di Mantova (A + / Stable), Regione Marche (A + / Stable), Provincia di Roma (A + / Stable), Regione Sicilia (A + / Stable),  Regione Emilia-Romagna (A + / Stable),  Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia (A + / Stable),  Città di Genova (A + / Stable),  Regione Liguria (A + / Stable) e Città di Lucca (A + / Stable).

Prospettive di crescita deboli Per quanto riguarda il rating sovrano dell’Italia, S&P’s motiva la sua decisione scrivendo che «le attuali prospettive di crescita sono deboli e l’impegno politico per riforme che aumentino la produttività sembra incerto». Allo stesso tempo «il potenziale ingorgo politico potrebbe contribuire ad un rilassamento nella gestione del debito pubblico. Come risultato, crediamo che le prospettive dell’Italia per ridurre il debito pubblico siano diminuite» L’outlook negativo sull’Italia riflette «la previsione di S&P’s dei rischi collegati al piano di riduzione del debito nel periodo 2011-2014 e implica una possibilità su tre che i rating possano essere ridotti nei prossimi 24 mesi».

Debito potrebbe ristagnare Secondo l’agenzia, «i rischi sono connessi alla crescita dell’economia più debole delle nostre attuali stime, che prevedono un +1,3% nel periodo 2011-2014». Per questo motivo, «il debito dell’Italia potrebbe ristagnare agli attuali alti livelli». D’altro canto, avverte comunque l’agenzia, «se il governo riesce ad ottenere sostegno politico per l’attuazione di riforme strutturali a favore della competitività, ponendo le basi per una crescita economia più elevata ed una più veloce riduzione del debito, i rating potrebbero rimanere al livello attuale».

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