Gioielli (foto archivio)

di M.T.

La fine del 2025 ha segnato per i metalli preziosi una stagione di rialzi storici dei prezzi, con l’oro e l’argento che stanno segnando livelli inediti sul mercato globale. Secondo le quotazioni più recenti, l’oro ha raggiunto e superato la soglia psicologica dei 4.400 dollari l’oncia sul mercato spot di Londra, con un incremento di quasi il 70 per cento da inizio anno e nuovi record storici oltre i precedenti massimi di ottobre. Anche l’argento ha mostrato una performance eccezionale, avvicinandosi ai 70 dollari l’oncia con un progresso di circa il 140 per cento nel 2025, risultati analoghi a quelli degli anni settanta, epoca di forti tensioni economiche sui mercati dei metalli preziosi. A spingere queste quotazioni non sono solo fattori industriali, ma dinamiche finanziarie globali, con investitori alla ricerca di “beni rifugio” e aspettative su politiche monetarie espansive negli Stati Uniti.

Questa impennata dei prezzi ha ricadute dirette anche per i detentori privati e gli operatori del settore in Italia. Secondo stime della relazione tecnica collegata alla manovra di bilancio 2026, il patrimonio di oro detenuto da famiglie italiane in monete, lingotti e placchette non registrati ufficialmente potrebbe ammontare tra 1.200 e 1.500 tonnellate, per un valore stimato di quasi 167 miliardi di euro. Questo tesoretto rappresenta una frazione del totale dell’oro privato nel Paese, stimato complessivamente tra 4.500 e 5.000 tonnellate, per un controvalore globale di circa 500 miliardi di euro, e trova un contesto legislativo in discussione che potrebbe portare a una tassazione agevolata del 12,5 per cento per incentivare la regolarizzazione dei possedimenti non documentati entro il 2026.

In Umbria, tuttavia, la relazione con oro e argento è diversa rispetto alle grandi regioni industriali italiane e ai distretti storici dell’oreficeria. La regione non ha un “distretto orafo” di rilievo comparabile a quelli di Vicenza, della vicina Arezzo o Alessandria, dove si concentra la maggior parte della filiera produttiva e delle esportazioni del settore. Nel quadro nazionale del settore oro-silver-gioielleria, le regioni del Nord Ovest e del Nord Est generano la quota più significativa dei ricavi e delle esportazioni, con circa il 36,5 per cento e il 32,4 per cento rispettivamente delle attività dei principali operatori, mentre le regioni centrali – tra cui l’Umbria – rappresentano circa il 30,4 per cento dell’aggregato nazionale del comparto, sebbene in termini assoluti e di concentrazione industriale siano ben lontane dai poli produttivi di maggiore dimensione economica.

Questo quadro nazionale si riflette sulle scelte di risparmio e di investimento delle famiglie umbre. Dati settoriali specifici sul possesso di oro e argento da parte delle famiglie regionali non sono disponibili per singola regione in statistiche ufficiali nazionali, ma si può ragionevolmente ipotizzare che, alla luce del reddito medio pro capite regionale – inferiore alla media nazionale e più basso rispetto alle aree dove storicamente la detenzione di metalli preziosi è maggiore –, la propensione a detenere oro fisico o altri metalli preziosi come forma di risparmio sia tendenzialmente più contenuta. Secondo dati Istat, il Pil pro capite dell’Umbria resta sotto la media italiana, con valori inferiori soprattutto rispetto alle regioni del Nord, condizione che di norma si accompagna a una minore capacità di risparmio dedicata ad asset come oro o argento rispetto alle regioni più ricche del Paese.

La dinamica dei prezzi internazionali e la comparsa di ipotesi di misure fiscali per incentivare la regolarizzazione dei metalli preziosi privati potrebbero però influenzare anche le scelte dei risparmiatori umbri nei prossimi mesi. Le oscillazioni dei prezzi internazionali, con oro e argento ai livelli di performance che non si vedevano da decenni, rendono più attraente detenere o vendere questi beni, ma comportano al tempo stesso rischi legati alla volatilità attesa all’inizio del nuovo anno con i ribilanciamenti degli indici delle materie prime.

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