di Daniele Bovi
Vuoi per una domanda in calo, vuoi per «condizioni di offerta leggermente peggiorate», in Umbria anche le banche più piccole, ovvero quelle che non appartengono ai primi cinque grandi gruppi, hanno iniziato a ridurre i finanziamenti a famiglie e imprese. Il dato emerge dall’Aggiornamento congiunturale, relativo al primo semestre del 2013 presentato martedì a Perugia da Bankitalia. Da giugno 2012 allo stesso mese del 2013, la flessione registrata da palazzo Koch è stata dello 0,1%. Questo in un quadro complessivamente negativo, segnato da prestiti che sono scesi dell’1,2% (+0,3% rispetto al dicembre 2012). Numeri negativi specialmente per quanto riguarda i primi cinque grandi gruppi (-2,2%). Secondo gli ultimi dati disponibili inoltre, ovvero quelli di agosto, il trend pare in ulteriore peggioramento: -2,2%, una flessione più pesante per le imprese (-2,6%) che per le famiglie (-1,5%).
BANKITALIA: UMBRIA, DISOCCUPAZIONE RECORD
I numeri A livello settoriale il segno meno più pesante lo fa registrare il settore manifatturiero (-3,5%), seguito dall’edilizia (-2,6%) mentre è in controtendenza il dato dei prestiti al settore terziario (+2,2%). Un quadro che Bankitalia spiega così: «La dinamica del credito alle imprese – è detto nello studio – riflette sia l’orientamento dell’offerta, ancora improntato alla cautela, sia la prolungata debolezza della domanda». Una debolezza dovuta ai minori investimenti e alla minor necessità di fondi connessi al finanziamento del capitale circolante. Dal lato dell’offerta invece Bankitalia registra condizioni di costo stabili, con una ‘difesa’ che scatta attraverso un rialzo degli spread verso quei clienti considerati rischiosi. Continua a crescere invece, seppur in modo meno intenso, la domanda di credito al consumo da parte delle famiglie (+0,8%), mentre quella per mutui e credito rimane stabile.
Peggiora la qualità Il peggioramento descritto da palazzo Koch non interessa soltanto la quantità del credito in Umbria bensì anche la qualità. A giugno infatti il flusso di nuove sofferenze è al 3,6% (+0,2% in sei mesi), un segno più imputabile per la quasi totalità alle imprese (dal 4,2% al 4,4%). Complessivamente la percentuale di crediti ‘difficili’, ovvero quelli scaduti, incagliati e ristrutturati sono ormai l’8,1% del totale (dal 7,8% di dicembre). A trainare l’aumento sono anche in questo caso le imprese, con ormai quasi 10 euro su 100 di crediti in ‘sofferenza’ e, tra queste, è da segnalare il dato del settore edilizio (dal 13,5% al 16,6%). Nel complesso, segnala infine Bankitalia, la raccolta delle famiglie a giugno è in calo dell’1,8%, spinta al ribasso da un calo delle obbligazioni (-11,6%) non compensato dalla crescita dei depositi (+7,3%).
BPS, ULTIMATUM CLITUMNUS A CARIT
L’accordo Allo scopo di sostenere le imprese della regione martedì è stato sottoscritto l’accordo tra Casse di risparmio dell’Umbria e l’Ati Prisma 2, guidato dalla finanziaria regionale Gepafin. Con questo contratto di cofinanziamento Cr Umbria mette sul piatto tre milioni di euro che consentiranno di completare i 32 milioni di euro di Fondi strutturali della Regione, destinati principalmente ad operazioni sul capitale di rischio delle imprese e per il rilascio, da parte di Gepafin stessa, delle garanzie per attivare ulteriori finanziamenti bancari. «La collaborazione con il sistema bancario è fondamentale – ha commentato Vincenzo Riommi, assessore regionale allo Sviluppo -, le nostre aziende hanno bisogno di tutto il sostegno che può provenire da una struttura di servizio come Gepafin, dalle associazioni di categoria e dalle banche». «In questa fase di forti criticità del sistema produttivo – ha aggiunto il numero uno di Gepafin Gilberto Santucci – il nostro sforzo è stato indirizzato innanzitutto ad accelerare l’utilizzo delle risorse disponibili della programmazione comunitaria». «Uno degli obiettivi primari di CR Umbria – ha concluso Vanni Bovi, dg della banca – è accompagnare l’impresa nella definizione delle strategie e nelle complesse valutazioni da affrontare in una fase, come questa, segnata dalla crisi economica».
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