Secondo le previsioni delle imprese l'anno si chiuderà con 1.860 posti di lavoro in meno

di D.B.

Il 2012 del mercato del lavoro umbro si chiuderà col segno meno. Secondo le previsioni delle imprese contenute nel rapporto Excelsior pubblicato martedì da Unioncamere infatti, il saldo fra «entrate» e «uscite» è negativo: 1.860 i posti di lavoro che andranno persi nella regione. Un numero frutto delle 7.740 assunzioni e dei 9.630 licenziamenti che le imprese prevedono nel 2012. La maggior parte delle «entrate» (5.980) e delle «uscite» (7.530) sono concentrate nella provincia di Perugia che fa segnare un saldo negativo dell’1,2% a fronte del -0,8% della provincia di Terni. Dati che piazzano le due province nella parte medio-bassa della classifica nazionale ma comunque superiori, nel caso di Perugia, alla media italiana (1,1%), mentre quella delle regioni del Centro è di -1,2%.

Allarme al Sud Allargando lo sguardo al panorama nazionale, dal Raporto emerge come l’allarme occupazione suoni più forte in particolar modo al Sud: su 70 province nelle quali il calo dell’occupazione dipendente andrà al di sotto della media nazionale, 35 sono del Meridione, partendo da Enna, Ragusa e Siracusa (che superano o si aggirano intorno al -3%) e concludendo con Avellino (-1,3%). Unica eccezione è Napoli, dove la riduzione dell’occupazione dipendente non dovrebbe scendere oltre il -0,8%. In concreto, ciò significa che circa un terzo dei 130mila posti di lavoro che andranno persi quest’anno si concentrerà proprio nelle regioni del Mezzogiorno. «Il quadro delineato dalla nostra indagine – ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – delinea una situazione di ulteriore difficoltà del Paese e soprattutto delle più deboli economie meridionali. Occorre una iniezione di fiducia alle nostre imprese che, in questo contesto così turbolento, non possono che dimostrarsi caute nell’assumere impegni contrattuali nuovi».

Le incognite Il clima carico di incognite che contraddistingue questi mesi impronta alla massima cautela i programmi di assunzione delle imprese italiane. In termini assoluti, sono poco più di 631mila quelle che le imprese prevedono di effettuare nel 2012, il 25% in meno rispetto al 2011. Oltre al contesto economico, su questo deciso rallentamento delle entrate previste potrebbe aver inciso anche un certo attendismo legato agli esiti della Riforma del mercato del lavoro. Ciò è confermato anche dalla contemporanea riduzione delle uscite attese (-18%), che si fermano a 762 mila: si profila dunque una crescente staticità dell’occupazione nelle imprese, visto che sia il tasso di entrata (5,5%) che quello di uscita (6,7%) mostrano una tendenza decrescente, particolarmente accentuata nell’ultimo anno (erano rispettivamente il 9,5% e l’8,5% nel
2008).

Calo meno marcato La debolezza nell’andamento delle entrate è inoltre la principale determinante del saldo negativo tra entrate e uscite (-130.510 unità), che, pur facendo seguito a più di tre anni di intensa flessione occupazionale, tuttavia è meno marcato rispetto a quanto emerso nel biennio 2009-2010, quando la contrazione si innescò sul tessuto imprenditoriale in maniera più violenta, determinando saldi negativi rispettivamente di 213 mila e 178 mila posti di lavoro.