Non è più possibile negare il contocorrente a nessuno. Se non nei casi previsti dalla legge. Insomma, le banche non possono assumere decisioni unilaterali negando l’apertura del conto a chicchessia e neppure chiuderlo deliberatamente se non compiendo i dovuti passaggi che impone la nuova legge.

Poche volte come questa in Parlamento si è registrata l’unanimità, alla Camera dei Deputati è passata la proposta che impone alle banche l’obbligo di aprire un conto corrente a chiunque ne faccia richiesta. Il testo ha ricevuto 254 voti favorevoli senza alcun contrario e ora è al vaglio del Senato.

La legge, frutto di un’iniziativa bipartisan, stabilisce che, nel rispetto delle normative nazionali e comunitarie contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, le banche non possono sottrarsi all’obbligo di stipulare un contratto di conto corrente con chiunque ne faccia richiesta. Nel caso in cui la domanda venga respinta a causa di controlli antiriciclaggio o antiterrorismo, la banca deve fornire una comunicazione scritta entro dieci giorni, motivando il rifiuto.

Inoltre, l’istituto bancario non potrà chiudere un conto corrente, che sia a tempo determinato o indeterminato, se presenta un saldo positivo, salvo casi specifici previsti dalla legge. Tale disposizione nasce in risposta a numerose segnalazioni di correntisti che si sono visti revocare il conto senza spiegazioni, nonostante la presenza di fondi. Spesso, il blocco di un conto determina difficoltà nell’apertura di nuovi conti altrove, anche a causa di segnalazioni negative in archivi creditizi come il Crif, rendendo impossibile utilizzare strumenti essenziali come assegni circolari.

Il Codacons ha accolto con favore la novità, invitando però a monitorare eventuali incrementi nelle tariffe bancarie, dato che oggi il costo medio annuo di un conto corrente supera i 100 euro e l’obbligo imposto alle banche potrebbe portare a rincari.

Durante l’iter parlamentare, la Banca d’Italia e l’Associazione bancaria italiana (Abi) avevano espresso dubbi sul carattere generale dell’obbligo, temendo che potesse limitare la libertà di contratto degli istituti di credito. Secondo i dati del sindacato Fabi, in Italia sono attivi oltre 48 milioni di conti correnti, con un incremento del 13,2% rispetto al 2019. Secondo dati recenti e attendibili riportati dal sindacato Fabi, in Umbria risultano attivi circa 577.725 conti correnti bancari. Questo numero riflette un aumento del 5,7% rispetto al 2029, con un incremento di oltre 31mila conti. Questi dati sono coerenti con la crescita generale registrata a livello nazionale che però è nettamente maggiore.

L’aumento del numero di conti correnti in Italia, e quindi anche in Umbria, è determinato da diversi fattori chiave. Prima di tutto, c’è stata una spinta significativa verso la digitalizzazione dei servizi bancari, che ha reso più semplice e accessibile aprire conti correnti, anche multipli, per esigenze personali o aziendali. Inoltre, si è assistito a una maggiore diffusione dei pagamenti elettronici e cashless, che richiedono spesso un conto corrente per funzionare.

Un altro motivo riguarda l’evoluzione delle abitudini finanziarie degli italiani: dopo un periodo di erosione del risparmio a causa dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita tra il 2021 e il 2023, nel 2024 è iniziata una fase di recupero, con le famiglie che hanno ricominciato a depositare liquidità sui conti correnti, favorita anche dal rallentamento dell’inflazione e da tassi d’interesse relativamente elevati. Questo ha portato a un aumento della liquidità complessiva depositata, segnando un’inversione di tendenza positiva.

Infine, la crescente attenzione verso la gestione e il controllo finanziario personale e aziendale ha spinto molte persone a mantenere conti correnti attivi per meglio organizzare pagamenti, risparmio e investimenti.

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