di Dan.Bo.

Nestlé taglierà 16mila posti di lavoro nel mondo nei prossimi due anni, pari a circa il 6 per cento della forza lavoro. Il piano, annunciato giovedì a Zurigo dal nuovo amministratore delegato Philipp Navratil, punta a ottenere risparmi annuali per 1 miliardo di franchi svizzeri entro il 2027.

Le difficoltà La multinazionale, proprietaria dello stabilimento Nestlé-Perugina di San Sisto, attraversa una fase di profonda riorganizzazione dopo mesi difficili segnati dal licenziamento dell’ex ceo Laurent Freixe e dalle dimissioni anticipate del presidente Paul Bulcke, sostituito da Pablo Isla, ex numero uno di Inditex. Navratil, veterano della casa madre e per vent’anni a capo di Nespresso, è stato chiamato a riportare stabilità e rilanciare la crescita dei volumi, rallentata dopo l’ondata inflazionistica del 2022.

Agire rapidamente «Il mondo sta cambiando e Nestlé deve adattarsi più rapidamente», ha sostenuto il nuovo ad, spiegando che il piano comporterà «decisioni difficili, ma necessarie, per ridurre il personale». Dei 16mila tagli, 12mila riguarderanno vari settori e aree geografiche, mentre altri 4mila sono legati a iniziative già in corso per migliorare la produttività nella produzione e nella catena di approvvigionamento. Al momento non è quindi chiaro se e come i tagli impatteranno anche sullo stabilimento di San Sisto. Anche le sigle sindacali hanno appreso giovedì mattina i numeri e sono in attesa di capire gli sviluppi.

Investimenti Negli ultimi anni sono stati fatti diversi investimenti su San Sisto. Nel 2022 7,5 milioni sono arrivati per una nuova linea focalizzata su prodotti destinati ai mercati internazionali, come KitKat, Smarties, Galak e After Eight; l’anno dopo altri 6,5 milioni di euro per ammodernare la linea di produzione del cioccolato bianco. Il tutto, secondo l’azienda, per rafforzare il ruolo dello stabilimento come hub strategico europeo. Le parole dell’ad di giovedì mattina aprono però un nuovo scenario.

I numeri L’annuncio è arrivato insieme ai risultati dei primi nove mesi del 2025, che mostrano vendite in calo dell’1,9 per cento a 65,9 miliardi di franchi, penalizzate dal cambio. Nel terzo trimestre però il gruppo ha registrato un aumento del 4,3 per cento, trainato da una crescita organica del 3,3 per cento e da un incremento dei prezzi del 2,8 per cento. I volumi di vendita, in particolare, sono cresciuti dell’1,5 per cento, ben oltre le previsioni degli analisti. Per l’intero 2025, la società conferma una crescita organica superiore a quella del 2024 e un margine operativo atteso intorno o sopra il 16 per cento. Il flusso di cassa libero dovrebbe tornare a crescere dal 2026.

La Borsa brinda «Stiamo promuovendo una cultura che abbraccia una mentalità orientata alla performance», ha aggiunto Navratil. Le prime reazioni del mercato sono state di sicuro positive: Jefferies ha definito la crescita interna reale una «vittoria chiave», mentre Barclays ha parlato di «un buon debutto per Nestlé e per il nuovo ceo», assegnando un «8,5 su 10» al piano di rilancio e sostenendo che «ci sono elementi sufficienti perché gli investitori inizino a pensare che questo possa segnare una vera svolta dopo cinque anni di performance deludente». Il titolo Nestlé ha reagito positivamente alla Borsa di Zurigo, chiudendo in rialzo del 7,72 per cento a 82,01 franchi, il maggiore incremento giornaliero dal 2008.

Mazzanti A intervenire sul tema è Lorenzo Mazzanti, capogruppo di Pensa Perugia, che sollecita chiarezza sul futuro dello stabilimento. «La Perugina – sottolinea – non è solo una fabbrica, ma un pezzo della storia e dell’identità della città. È indispensabile avere rassicurazioni ufficiali sui livelli occupazionali e sulle prospettive dei lavoratori, già sottoposti a riorganizzazioni e sacrifici. Chiediamo trasparenza da Nestlé e intervento immediato delle istituzioni locali e del Governo per tutelare occupazione e indotto».

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