di Marco Torricelli
Il blocco è stato tolto, per qualche minuto. Tre camion sono stati fatti partire. Poi basta. I lavoratori della Sgl Carbon hanno, di nuovo, ‘sigillato’ le portinerie dello stabilimento di Narni. Hanno ceduto? No. Hanno mandato un segnale. Importante.
Il blocco Da giorni, ormai, il presidio ai cancelli della Sgl Carbon, per protestare contro la decisione della multinazionale di dimezzare le produzioni, impedisce l’uscita degli elettrodi per forni elettrici che vengono prodotti a Narni. Ma si è presentato un problema: tre acciaierie del gruppo Riva (Verona, Caronno e Alpa, in Francia) erano rimaste a corto di elettodi e rischiavano di doversi fermare, mettendo in difficoltà i lavoratori.
La decisione Sindacati e lavoratori, a Narni, si sono guardati in faccia. E hanno deciso in fretta: tre carichi, per un totale di 80 tonnellate di elettrodi, uno per ciascuna acciaieria, hanno potuto lasciare lo stabilimento narnese e, con ciascuno di essi, è partita anche una lettera, destinata a quei lavoratori che, grazie a questa decisione, non vedranno messo a repentaglio il loro lavoro.
La lettera «Cari amici e compagni – la lettera inizia così – vi scriviamo per mettervi al corrente di quanto sta accadendo nello stabilimento di Narni, dove vengono prodotti gli elettrodi utilizzati nei vostri stabilimenti, nel tentativo di unire le forze per una battaglia che riguarda tutto il Paese». Dopo aver riepilogato quanto accaduto – la decisione aziendale, le proteste, gli incontri e il viaggio a Milano – la lettera prosegue così: «Dall’8 ottobre i lavoratori sono riuniti in assemblea permanente di fronte alla portineria automezzi, impedendo la circolazione delle merci in uscita, ed abbiamo messo già in campo 16 ore di sciopero».
Il messaggio «Venuti a conoscenza della necessità di rifornire i vostri stabilimenti che altrimenti sarebbero entrati in difficoltà per mancanza di elettrodi, abbiamo deciso di inviare alcuni carichi con un triplice obbiettivo: non essere tacciati proprio noi di essere la causa di problemi di altri stabilimenti; dimostrare un allentamento della tensione nei confronti della multinazionale, che permetta un confronto serio e costruttivo per ragionare della continuità produttiva dello stabilimento di Narni; sostenere la necessità di aprire un ragionamento politico con il governo sulla colonna vertebrale dell’industria italiana, siderurgia, chimica, e infrastrutture».
La speranza Noi, dicono i lavoratori della Sgl Carbon, «crediamo che la chiusura dello stabilimento di Narni causerà ripercussioni su tutte le acciaierie italiane e per questo vorremmo provare a mettere insieme le forze del sistema per rivendicare una attenzione maggiore del governo su queste questioni. Siamo a conoscenza che anche il sindaco di Narni ha contattato le amministrazioni dei vostri comuni e speriamo che questa nostra iniziativa produca il risultato di iniziare una collaborazione fattiva tra di noi».
