mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 22:41

Narni, sei autotrasportatori scioperano: «Discriminati perché iscritti al sindacato, non abbassiamo la testa»

Rampiconi dell Filt Cgil: «Calpestata la dignità dei lavoratori Lanari e Spediumbria»

di Mar. Ros.

Ha dell’incredibile la storia raccontata dal segretario della Filt Cgil Umbria Alessandro Rampiconi e da tre (degli ormai solamente sei) lavoratori delle aziende di autotrasporti Lanari e Spediumbria di Narni iscritti al sindacato. «Una storia di discriminazione, diritti calpestati insieme alla nostra dignità. Noi – raccontano – sottoposti ad un trattamento diverso da quello dei nostri colleghi che, a differenza nostra, non sono iscritti alla Cgil. Per noi solamente trasferte brevi, con quote ridotte e consegne last minute, che ci impediscono di organizzare la nostra vita. A fine serata capita di ricevere via WhatsApp un messaggio con cui l’azienda ci comunica la partenza per la mattina successiva e se scioperiamo, l’azienda ci sostituisce con ditte terze per portare a termine le consegne e non subire il danno».

Lanari e Spediumbria All’interno delle due aziende, in capo ad uno stesso proprietario, è rappresentata solo la Cgil e Rampiconi martedì mattina, con la stampa, ha fatto il punto del ‘paradosso’ messo in atto dalla direzione aziendale: «Sono state investite risorse aggiuntive per ledere i diritti dei dipendenti che la Filt rappresenta. Il dottor Lanari, proprietario delle due aziende identiche che in tutto occupavano 20 persone, ha dato vita ad altrettante imprese che ne occupano al momento 13 in tutto, e favorisce quei dipendenti a discapito dei 7 rimasti sotto le vecchie società, quelli iscritti al sindacato». Questi ultimi sono in sciopero da lunedì e fino a martedì sera: «Intenteremo un’azione legale per quanto si è verificato in questi ultimi mesi ma se c’è una cosa che mi ha colpito profondamente – dice Rampiconi – è stata la richiesta da parte dei lavoratori di lottare esclusivamente per la loro dignità». Fino a qualche tempo fa infatti, gli iscritti alla filt Cgil erano molti di più, ad oggi solo sei resistono, solo sei hanno il coraggio di non abbassare la testa.

Alessandro Rampiconi La Filt Cgil ha diffidato le due aziende. Tutto avrebbe origine da un accordo sindacale sottoscritto nel 2017 sul superamento delle 39 ore settimanali per ciscun lavoratore. «Da allora – racconta Rampiconi – sono cominciati i problemi e gli atteggiamenti discriminatori da parte dei vertici della Lanari e della Spediumbria». «Dopo 15 anni di lavoro senza un problema, negli ultimi due ho ricevuto una pila di lettere di richiamo» testimonia uno degli iscritti al sindacato. La denuncia è di ‘comportamenti diretti a limitare o impedire l’esercizio della libertà e dell’attività sindacal’. «In gioco qui non c’è solo una questione di salario, che pure esiste – ha spiegato il segretario della Filt Cgil dell’Umbria –. Siamo di fronte al paradosso di un’impresa che investe e spende risorse per indebolire i lavoratori e il sindacato, facendo operazioni societarie di spacchettamento delle quali non si comprende l’utilità, visti i numeri assolutamente esigui dei dipendenti: parliamo di un consorzio formalmente composto da sei aziende per un totale di 20 dipendenti. L’unica spiegazione che ci diamo – ha concluso Rampiconi – è appunto la volontà di fare figli e figliastri, con i figliastri che, guarda caso, sono gli iscritti al sindacato».

Discriminati gli iscritti al sindacato Gli stessi lavoratori hanno raccontato di un mutamento drastico della situazione che ha coinciso proprio con l’iscrizione al sindacato: «Da quel momento – hanno raccontato tre di loro – sono cominciate le trasferte meno remunerative (il ‘danno’ che calcolano è di circa 500 euro al mese), siamo stati messi in ferie molto più spesso degli altri, così come in cassa integrazione, e abbiamo cominciato a ricevere continue lettere di rischiamo, cosa mai successa prima. Per non parlare della totale mancanza di preavviso sulle destinazioni, che ci rende impossibile pianificare qualsiasi cosa, persino un appuntamento dal dentista». Ma uno degli episodi che ha fatto traboccare il vaso è stato il trattamento riservato ad un lavoratore che, entrato in sciopero mentre si trovava a Ferrara, alla scadenza dell’orario di lavoro non è stato riaccompagnato come di norma a Terni, ma è stato lasciato solo, fuori dal piazzale aziendale, costretto a raggiungere la stazione ferroviaria e rientrare a Terni a spese proprie.

Il paradosso «Questi lavoratori sono in sciopero per chiedere dignità – ha concluso Rampiconi – e la nostra organizzazione intende sostenere la loro battaglia con ogni mezzo, anche legale. Abbiamo già presentato una diffida ufficiale all’azienda, peraltro iscritta a Confindustria, attraverso il nostro ufficio vertenze. Ora chiediamo di mettere fine a queste discriminazioni incomprensibili. Nella stragrande maggioranza delle aziende del settore, grazie a corrette relazioni sindacali e alla responsabilità dei lavoratori, si sta facendo faticosamente fronte alla crisi. Qui invece si sperperano risorse per frammentare ed indebolire il lavoro».

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