La società di ricerca Morpheus Research, fondata quest’anno da un gruppo di analisti specializzati nello smascherare presunti comportamenti scorretti sui mercati finanziari, ha pubblicato un report contro Brunello Cucinelli. Nel documento si accusano la casa di moda umbra di aver violato le sanzioni contro la Russia e di adottare una politica di “sconti aggressivi” per smaltire un “magazzino gonfio”, con il rischio di indebolire il posizionamento esclusivo del marchio. L’uscita del report ha avuto un effetto immediato in Borsa, dove il titolo Cucinelli ha perso circa il 5%.
Dalla sede di Solomeo è arrivata una replica ferma. L’azienda ha ricordato che, «all’inizio del conflitto in Ucraina, aveva scelto di mantenere inalterata la propria struttura locale, continuando a garantire salari pieni a dipendenti e venditori e a onorare i contratti di affitto. Attualmente – spiegano dalla maison – il personale opera nello showroom russo fornendo assistenza su richiesta dei clienti, utilizzando prodotti spediti entro i limiti fissati dall’Unione Europea o residui di inventario consegnati prima dell’introduzione delle sanzioni. Questa attività – sottolinea la società – permette di sostenere stipendi e affitti senza infrangere alcuna regola comunitaria».
La casa di moda ribadisce inoltre che i propri spazi all’interno di strutture multi-brand «restano operativi e che con i partner wholesale agisce nel pieno rispetto delle normative, fornendo solo la parte di collezione consentita entro i limiti di valore stabiliti». A supporto di questa posizione, Cucinelli ricorda come «le verifiche dell’Agenzia delle Dogane Italiane» abbiano confermato «la correttezza delle procedure, senza alcuna segnalazione da parte di autorità straniere su presunte triangolazioni commerciali».
Sul fronte economico, l’azienda evidenzia come «il mercato russo abbia visto il proprio peso ridursi drasticamente negli ultimi anni: dal 2021 al 2024 le esportazioni verso la filiale locale sono calate da 16 a 5 milioni di euro e l’incidenza sul fatturato complessivo è scesa a circa il 2%, più di due terzi in meno rispetto al periodo pre-bellico». Numeri che, secondo la società, «escludono l’ipotesi di un utilizzo della Russia per lo smaltimento delle rimanenze di magazzino».
In chiusura, Brunello Cucinelli S.p.A. ha annunciato di valutare «azioni legali a tutela della propria reputazione e degli interessi degli stakeholder». Fondata nel 1978 dall’omonimo stilista e imprenditore e radicata nel borgo medievale di Solomeo, la maison è oggi considerata tra i simboli più autentici del Made in Italy, capace di coniugare sartorialità e alta artigianalità con innovazione e contemporaneità, nel solco di un “capitalismo umanistico” che si propone di coniugare profitti, etica e armonia.
