Le bandiere del sindacato sui cancelli della ex Merloni

«È passato più di un mese dalla sentenza di secondo grado che ha rimesso in discussione il rilancio di un’azienda che con il suo progetto industriale dava un futuro a 700 lavoratori. Ad oggi, la sentenza e il silenzio assordante del Governo e delle Regioni Marche e Umbria, ci fa comprendere come dei lavoratori non interessi niente a nessuno». Così in un comunicato Fim, Fiom e Uilm di Ancona e Perugia. «Tentativi bizzarri di confronti informali, fra commissari, ‘funzionari’ del Mise, banche, stanno producendo solo confusione – spiegano – atta a salvare il proprio operato che nulla ha avvedere con la tenuta di un progetto industriale di un imprenditore mandato allo sbaraglio, con il rischio, nonostante tutte le intenzioni, di rimanere ingabbiato nei meandri burocratici dei palazzi».

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA

Nuovo incontro «Da tempo a vari livelli Fim, Fiom e Uilm – aggiungono – stanno chiedendo l’intervento di un soggetto autorevole (Governo) che governi questo processo aprendo immediatamente un tavolo con tutti i soggetti coinvolti per evitare che ognuno giochi la sua piccola partita di cabotaggio tralasciando il vero interesse sociale che deve andare verso la salvaguardia del lavoro e dei lavoratori. Sappiamo che il 5 giugno ci sarà presso il Mise l’ennesimo incontro sul quale esprimiamo forti perplessità. Pretendiamo che questa situazione si avvii verso una giusta positiva soluzione in tempi brevi, altrimenti useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per far valere le nostre ragioni».

Giulietti e Lodolini Nel pomeriggio ai sindacati rispondono con una nota i deputati pd Giampiero Giulietti e il marchigiano Emanuele Lodolini, nella quale promettono di continuare a sollecitare il Ministero «affinché – scrivono – si arrivi quanto prima ad una soluzione, senza attendere il nuovo pronunciamento del Tribunale». «Condividiamo appieno – concludono – le preoccupazioni dei sindacati e, accogliendo il loro appello, ribadiamo la nostra disponibilità a farci promotori di tutte le iniziative che possano portare ad una risoluzione positiva della vicenda, al fine di garantire un futuro alle centinaia di lavoratori di Umbria e Marche e salvaguardare il tessuto economico e produttivo del territorio della fascia appenninica».

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