La relazione tra salari e produttività è stata al centro delle recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni, che ha sottolineato come il welfare aziendale rappresenti uno strumento efficace per una più equa distribuzione della ricchezza prodotta. In vista della legge di bilancio autunnale, il governo sta esplorando misure volte a rafforzare il sostegno al welfare.
Secondo i dati dell’Osservatorio Welfare di Edenred, nel 2024 le aziende avranno erogato in media circa 1.000 euro a lavoratore sotto forma di welfare, con un incremento del 10% rispetto al 2023. Se sommati ai buoni pasto, gli importi raggiungono una cifra intorno a 2.700 euro annui per i lavoratori del ceto medio, equivalenti a una o due mensilità nette.
Tra le proposte in fase di analisi da parte delle commissioni parlamentari e del ministero dell’Economia vi è l’aumento del valore esentasse del buono pasto elettronico da 8 a 10 euro. Come ricorda la senatrice di Fratelli d’Italia Paola Mancini, relatrice di un disegno di legge in materia – come riporta il Sole 24 Ore -, l’attuale soglia non tiene conto del significativo aumento dei prezzi registrato negli ultimi anni, e l’adeguamento consentirebbe di coprire più adeguatamente il costo di un pasto. La proposta, che ha già ottenuto via libera in Parlamento, è ora sotto esame tecnico e potrebbe essere inclusa nella prossima legge di bilancio.
Un’analisi della Sda Bocconi evidenzia inoltre l’impatto economico più ampio dei buoni pasto, un settore che nel 2023 ha generato un valore pari allo 0,75% del Pil nazionale e supporta circa 220mila posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto. Nel solo 2023 i consumi effettuati tramite buoni pasto hanno contribuito con 419 milioni di euro di Iva. Attualmente, il servizio coinvolge circa 3,5 milioni di lavoratori e 14 emittenti. Non esiste un dato preciso sull’Umbria che comunque accunula alcune decine di milioni di euro in buoni pasto.
Nel disegno di legge Mancini sono contenute altre due modifiche all’articolo 51 del Tuir mirate a sostenere il welfare: l’esenzione fiscale per i rimborsi delle spese di affitto sostenute da studenti universitari e degli Its Academy, qualora la sede dei corsi sia distante o difficilmente raggiungibile dalla residenza; e l’aggiornamento degli importi delle indennità di trasferta, ferme al valore espresso in lire dal 1986, con una rivalutazione basata sugli indici Istat, portando l’importo giornaliero da circa 50 a 131 euro.
Fabrizio Ruggiero, amministratore delegato di Edenred Italia, sottolinea come l’adeguamento dei buoni pasto possa contribuire in modo significativo al potere d’acquisto delle famiglie del ceto medio. «Nel 2015, l’aumento del valore da 5 a 7 euro produsse un beneficio netto per la finanza pubblica grazie all’incremento dell’Iva, dimostrando che tali interventi sono vantaggiosi non solo per i lavoratori ma per l’intero sistema economico».
Le proposte ora sono al vaglio tecnico del ministero dell’Economia e potrebbero rappresentare una parte rilevante del pacchetto di misure per la manovra 2025, con l’obiettivo di sostenere salari e produttività in un contesto di crescita economica e inflazione contenuta.
