di Daniele Bovi
Meno acciaio, più tecnologia, uguale meno debiti. La formula ce l’ha chiara in testa da mesi Heinrich Hiesinger, ex Siemens, da meno di 120 giorni sulla tolda di comando di ThyssenKrupp, la più grande acciaieria di Germania e uno dei player planetari del settore insieme a ArcelorMittal e pochissimi altri. Gravato da 5,8 miliardi di euro di debiti, originati perlopiù dai pesanti investimenti nel settore siderurgico in Brasile e Stati Uniti, il gigante d’acciaio deve cambiare faccia e il rumore della svolta impressa da Hiesinger arriva fino a Terni. La priorità è la riduzione del debito.
Le prospettive per Terni Nella città della Tk-Ast, 2800 dipendenti più l’indotto, il possibile spin-off dell’inox, ossia lo scorporo del settore dell’acciaio inossidabile, desta più di una preoccupazione tra lavoratori, sindacati e istituzioni. Oltre a dare lavoro a migliaia di persone, ThyssenKrupp pesa per un quarto sul Pil dell’Umbria. Poche ore dopo la diramazione del comunicato l’ad Espenhahn, recentemente condannato a 16 anni e mezzo in primo grado per omicidio volontario per il rogo della linea 5 dello stabilimento di Torino, convoca sindacati e istituzioni. Lì, secondo quanto trapelato, si formulano tre opzioni che riguardano lo spin-off dell’inox: cessione delle quote in Borsa, ricerca di partnership o messa in vendita. Tre ipotesi che aprono comunque uno scenario dagli esiti imprevedibili per lo stabilimento ternano.
Il piano In sintesi, il piano di Hiesinger mira alla scissione del settore inox sulla scia di quanto fatto recentemente dagli altri grandi gruppi, nonché alla vendita di ThyssenKrupp Waupaca (leader nella produzione di ghisa con 900 milioni di euro di fatturato e 3mila dipendenti negli USA), delle molle e degli stabilizzatori prodotti dalla Automotive Systems (700 milioni di euro di fatturato e 3mila dipendenti), di Tailored Blanks (sempre settore automotive, 600 milioni di fatturato e 900 dipendenti), la fusione di altre due realtà dell’automotive come Bilstein e Presta per creare uno dei più grandi player mondiali capaci di 2,2 miliardi di euro di fatturato e 6500 dipendenti. In più si cercheranno si cogliere le opportunità che i paesi emergenti offrono e di incrementare le attività ingegneristiche.
Una rivoluzione per 35 mila dipendenti Immerso in un mercato come quello dell’acciaio inox esposto a crisi cicliche e, stando ai dati riportati da Metal Bulletin, caratterizzato nel 2010 da un crollo dei prezzi del 13% e da aumenti per le materie prime del 12%, il gigante prepara la rivoluzione che il Consiglio di Sorveglianza della società dovrebbe approvare il prossimo 13 maggio. Rivoluzione che coinvolge 35 mila dipendenti sparsi nel mondo. I debiti, come detto, giocano un ruolo decisivo nelle scelte di Hiesinger: al 31 dicembre dell’anno scorso ammontavano a 5,8 miliardi di euro, in aumento del 54% rispetto alla fine del trimestre precedente.
Il volo in Borsa Il primo risultato concreto raggiunto da Hiesinger è intanto l’euforia che si è diffusa sui mercati dopo l’annuncio del massiccio piano di ristrutturazione. «E’ più di quel che ci aspettavamo – commenta Michael Shillaker, analista di Credit Suisse -: è una rivoluzione». Il titolo ha chiuso con un più 8% che rappresenta il risultato migliore dal maggio 2009. A Terni invece, si aspetta venerdì prossimo per conoscere i dettagli dell’operazione.


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