In Umbria le imprese che si occupano di content creation sono 392 e, tra il 2015 e il 2024, il settore a livello nazionale è cresciuto del 185 per cento. È questo uno dei dati più rilevanti che emerge dalle due indagini realizzate con la Camera di commercio dell’Umbria, che raccontano un volto dell’innovazione diverso da quello tradizionale. Se infatti la regione resta sotto la media italiana nei parametri più “classici” del digitale, mostra segnali più dinamici quando si guarda alle attività nate attorno ai contenuti online e alle piattaforme.

I numeri Nel precedente report della Camera di Commercio era emerso che la quota di imprese umbre che innovano nel digitale è inferiore alla media nazionale di 5,8 punti percentuali. Ancora più ampio il divario sull’intensità degli investimenti in tecnologia, organizzazione e modelli di business, con un gap di 9,7 punti. Un ritardo che incide sulla capacità di tradurre il digitale in produttività.

L’indagine La fotografia cambia però quando si osserva l’economia dei digital content creator. L’indagine di Infocamere, con il coordinamento scientifico dell’Università di Padova, prende in esame le imprese nate attorno a piattaforme come YouTube, TikTok e Instagram, individuate attraverso parole chiave come “content creator”, “video maker” e “influencer”. Dietro un contenuto online non c’è solo creatività, ma competenze su produzione video, grafica, analisi dei dati, marketing, contratti e diritti. Le imprese vengono distinte in due gruppi. Le “core” operano in settori direttamente legati alla creazione di contenuti, come produzione audiovisiva, comunicazione e marketing digitale. Le “ibride” appartengono a comparti nei quali i contenuti sono parte integrante del modello di business, come moda, turismo, fitness, consulenza o istruzione.

La crescita In Italia le imprese di digital content creator sono passate da 8.918 nel 2015 a 25.429 nel 2024, con una crescita del 185 per cento. L’aumento è stato più marcato per le “core”, salite del 206 per cento, rispetto alle “ibride”, cresciute del 155 per cento. In Umbria le imprese sono 392: 229 “core” e 163 “ibride”. La regione rappresenta l’1,54 per cento del totale nazionale, quota che sale all’1,7 per cento nelle “ibride” e scende all’1,43 per cento nelle “core”. Un peso in linea, e in alcuni casi leggermente superiore, rispetto alla dimensione dell’Umbria in termini di popolazione ed economia.

Imprenditorialità digitale È qui che la presenza dei giovani appare più evidente, in una forma di imprenditorialità digitale diffusa, spesso di piccole dimensioni, capace di contaminare settori tradizionali. Il quadro cambia quando si passa al perimetro delle start-up innovative. Secondo il barometro Dataview di Unioncamere–Istituto Guglielmo Tagliacarne, la quota di start-up giovanili risulta sotto la media nazionale sia nella provincia di Terni sia in quella di Perugia, con un divario più marcato nel capoluogo regionale. Un dato che non smentisce la vitalità dei giovani, ma indica che l’ingresso nel canale delle start-up innovative, che richiede capitale, reti e percorsi di incubazione, è più complesso rispetto alle attività digitali a bassa soglia di ingresso.

Terni Nel dettaglio, la provincia di Terni si colloca sopra la media nazionale in tre indicatori su cinque e in due casi entra tra le prime venti posizioni sulle 110 province italiane. L’incidenza delle start-up ad alto valore tecnologico in ambito energetico è pari al 29,2 per cento, che vale il settimo posto nazionale. Le start-up innovative sono 14 ogni 100.000 abitanti, dato che colloca Terni al quattordicesimo posto. La variazione percentuale tra il 2016 e il 2025 è del 100 per cento, con il trentottesimo posto in graduatoria. Restano invece più deboli l’incidenza delle start-up femminili, al 4,2 per cento e centunesimo posto, e quella delle start-up giovanili, sotto la media nazionale e al settantaquattresimo posto.

Perugia La provincia di Perugia presenta un andamento più irregolare. È sopra la media nazionale per l’incidenza delle start-up femminili, pari al 23,3 per cento e undicesimo posto, e per quelle ad alto valore tecnologico in ambito energetico, al 22,1 per cento e ventiduesima posizione. Il numero di start-up innovative per 100mila abitanti è 13,5, che vale il cinquantesimo posto. Più contenuta la crescita nel periodo 2016–2025, pari al 38,7 per cento, che colloca Perugia al sessantaseiesimo posto. L’indicatore più critico resta l’incidenza delle start-up giovanili, al 9,3 per cento e novantaquattresimo posto su 110 province.

Mencaroni Nel complesso emerge un sistema che cresce quando l’innovazione è accessibile e diffusa, mentre incontra ancora ostacoli nel percorso verso start-up strutturate e certificate, soprattutto per la componente giovanile. Secondo il presidente della Camera di commercio, Giorgio Mencaroni, «la transizione digitale non è una vetrina di tecnologie, è un cambio di mentalità e di metodo». Per Mencaroni il fatto che i giovani trovino «strade rapide per fare impresa nelle piattaforme e nei contenuti» dimostra che il talento è presente, ma occorre trasformare quell’energia in progetti capaci di restare e creare lavoro sul territorio. «L’Umbria – scrive – può diventare un laboratorio nazionale se riesce a fare il salto dal digitale praticato al digitale industriale: dalla creatività diffusa a filiere e imprese che scalano».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.