di M.T.

L’istruttoria aperta dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato su Meta entra in una fase più delicata e, pur restando una vicenda di respiro nazionale ed europeo, ha riflessi concreti anche sui territori. A novembre l’Antitrust ha infatti ampliato il procedimento avviato lo scorso luglio nei confronti della società che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, disponendo una misura cautelare e chiedendo la sospensione delle nuove condizioni contrattuali di WhatsApp Business legate all’uso dei chatbot basati su intelligenza artificiale.

Al centro del confronto c’è Meta AI, il sistema di intelligenza artificiale integrato direttamente in WhatsApp attraverso una chat dedicata non eliminabile. Secondo l’Autorità, l’inserimento strutturale del chatbot proprietario all’interno di un’app che conta milioni di utenti in Italia rischia di configurare un abuso di posizione dominante, vietato dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Il nodo non è tanto l’esistenza di Meta AI, quanto il vantaggio competitivo che deriverebbe dal controllo simultaneo della piattaforma di messaggistica e del servizio di intelligenza artificiale.

La decisione dell’Antitrust arriva dopo l’introduzione, il 15 ottobre, delle nuove WhatsApp Business Solution Terms, destinate a entrare pienamente in vigore entro gennaio 2026. Secondo l’Autorità, queste regole avrebbero l’effetto di escludere dalla piattaforma i chatbot concorrenti, impedendo ad altre imprese di offrire servizi analoghi all’interno di WhatsApp. Da qui la richiesta a Meta di sospendere le nuove condizioni, per evitare un «danno grave e irreparabile» alle dinamiche concorrenziali nel mercato emergente dei servizi di chatbot basati su intelligenza artificiale.

È un tema che non riguarda solo i grandi operatori tecnologici. In Umbria, come nel resto del Paese, WhatsApp è ormai uno strumento centrale anche per le attività economiche più piccole: artigiani, commercianti, professionisti e microimprese lo utilizzano quotidianamente per il rapporto con i clienti. Secondo i dati più recenti di Unioncamere, oltre il 95 per cento delle imprese umbre rientra nella categoria delle microimprese, spesso prive di strutture digitali complesse e fortemente dipendenti da piattaforme generaliste per la comunicazione e il marketing.

In questo contesto, la possibilità o meno di accedere a soluzioni di intelligenza artificiale diverse da quelle offerte dal gestore della piattaforma diventa un fattore non marginale. Chatbot indipendenti vengono già utilizzati per l’assistenza ai clienti, la gestione delle prenotazioni, le risposte automatiche o il supporto post-vendita. Una chiusura del mercato a favore di un unico operatore rischierebbe di limitare la libertà di scelta delle imprese e di rallentare la diffusione di soluzioni personalizzate, comprese quelle sviluppate da startup e realtà più piccole.

La misura cautelare dell’Antitrust apre dunque uno scenario inedito: se Meta si adeguerà, almeno fino alla conclusione dell’istruttoria, WhatsApp potrebbe diventare uno spazio aperto anche a chatbot concorrenti di Meta AI. Un passaggio che potrebbe avere effetti concreti sul tessuto produttivo, compreso quello umbro, dove la digitalizzazione procede spesso per piccoli passi ma con un crescente interesse verso strumenti capaci di semplificare i processi e migliorare il rapporto con i clienti.

La partita resta aperta e si inserisce in un quadro più ampio di attenzione delle autorità europee e nazionali sul rapporto tra grandi piattaforme digitali, concorrenza e intelligenza artificiale. Un terreno su cui, ancora una volta, le decisioni prese a livello centrale finiscono per incidere anche sulla vita economica quotidiana dei territori.

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