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di Dan.Bo.

Tra gennaio e marzo in Umbria ci saranno oltre 1.300 posti di lavoro in meno, tra contratti in scadenza e pensionamenti. A certificarlo è uno studio di Unioncamere e ministero del Lavoro pubblicato lunedì relativo alle previsioni occupazionali delle imprese italiane. In particolare, secondo lo studio, nella regione nei primi tre mesi dell’anno ci saranno 2.290 «entrate» a fronte di 3.610 «uscite programmate», con un saldo complessivo che segna -0,8%, in linea con la media nazionale (-0,7%). La maggior parte di questi numeri è concentrata nella provincia di Perugia dove le entrate saranno 1.910 e le uscite 3.150: totale -1.230 posti (-1%). In quella di Terni, di conseguenza, le assunzioni sono 380 e le uscite 470. Complessivamente il numero delle assunzioni è superiore a quelle dello stesso trimestre dell’anno precedente quando quelle previste furono 1.830 a fronte di 3.360 uscite (delle quali il 46% per scadenza di contratto).

Le stime Secondo le stime di Unioncamere e ministero del Lavoro a livello nazionale tra gennaio e marzo 2013 ci saranno 80 mila dipendenti in meno nelle imprese. In particolare, ci saranno 137.800 assunzioni dirette di personale dipendente e 218 mila uscite programmate, con un saldo negativo dei posti di lavoro con contratto a tempo indeterminato, determinato e apprendistato pari a oltre 80 mila unità. Tra i contratti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, l’apprendistato stenta ancora a decollare; sfruttando invece le novità della recente riforma, gli imprenditori preferiscono utilizzare la formula più semplice del primo contratto a tempo determinato.

L’inizio dell’anno, perà, favorisce come di consueto l’avvio di rapporti di lavoro a carattere interinale e, soprattutto, la stipula o il rinnovo di contratti parasubordinati e «autonomi» (collaboratori a progetto, con partita Iva o per prestazioni occasionali), la cui numerosità supera quella dei contratti cessati nello stesso periodo: risultano, di conseguenza, quasi 23mila i posti di lavoro interinale in più nelle imprese e +48.500 i lavoratori non dipendenti. Ma il loro utilizzo è fortemente ridimensionato rispetto all’inizio del 2012, con una riduzione del 23% circa nei contratti attivati ex novo o rinnovati tra gennaio e marzo.

«Il perdurare della recessione e il timore che essa si prolunghi nei prossimi mesi sta portando le imprese ad assumere un atteggiamento sempre più cauto sul fronte occupazionale», sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «Ciò non vale, tuttavia, per l’intero sistema imprenditoriale. Vediamo infatti che la propensione ad assumere è doppia nelle imprese esportatrici e in quelle che investono puntando sulla qualità dei prodotti e facendo innovazione. Se vogliamo sostenere l’occupazione è evidente che dobbiamo puntare su questi segmenti imprenditoriali, accrescendone il numero e sostenendole nelle loro strategie di crescita».

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