L'edilizia rimane tra i settori con il più alto tasso di irregolari

Su dieci aziende ispezionate in Umbria da ministero del Lavoro, Inps, Inail e Enpals tra il 2006 e il 2010, sei hanno presentato irregolarità in merito alle norme sul lavoro. E’ uno dei dati contenuti nel secondo rapporto della Uil sul lavoro sommerso elaborato dal Servizio politiche territoriali e del lavoro guidato dal segretario confederale Guglielmo Loy e realizzato sulla base dei risultati delle ispezioni condotte, da gennaio 2006 a ottobre 2010, da ministero del Lavoro, Inps, Inail ed Enpals. Il dato che riguarda l’Umbria è tra i più alti in Italia. Secondo lo studio, infatti, tra le regioni con il più alto tasso di aziende irregolari tra quelle ispezionate quattro su cinque sono presenti nel Centro-Nord: Liguria (73,1%), Lombardia (63,9%), Marche (62,9%), Campania (il 59,8%) e Umbria (il 59,4%).

Il dato nazionale fa segnare un 61,7% di aziende irregolari (in valori assoluti si tratta di 854.732 aziende). Così come la più alta percentuale di lavoratori in nero rispetto all’occupazione irregolare trovata nelle aziende ispezionate è stata riscontrata prevalentemente nel Nord. A eccezione della Campania dove si concentra la più alta percentuale di lavoratori in nero (il 70,8%), si trova, infatti, l’Emilia Romagna il 55%, il Friuli Venezia Giulia il 46,1%, il Molise il 44,7% e la Liguria il 44,2%.

Oltre un milione di irregolari A livello nazionale sono oltre 1,2 milioni i lavoratori irregolari «scovati» dal 2006 a oggi: di questi il 47,2% (pari a 581.360 lavoratori) è risultato completamente in nero. Dall’analisi delle ispezioni effettuate a livello territoriale – riferita alla sola attività ispettiva condotta dal Ministero del Lavoro – da gennaio ad ottobre 2010 emerge che, a differenza di diffusi luoghi comuni, questo fenomeno non è prevalentemente radicato nel Mezzogiorno.

I provvedimenti di sospensione Altro spaccato del lavoro sommerso è quello che emerge dall’analisi dei provvedimenti di sospensione delle aziende, dal 2008 ad ottobre 2010, per presenza di occupazione in nero in misura uguale o meggiore al 20%. Sono stati adottati oltre 15 mila provvedimenti. I settori meno virtuosi sono risultati l’edilizia (5.471 provvedimenti di sospensione) e i pubblici esercizi (4.511). Nelle aziende oggetto di sospensione sono stati trovati oltre 34 mila lavoratori totalmente in nero (il 54% dell’occupazione presente presso le aziende), di cui 4 mila lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno (che rappresentano l’11,7% dell’occupazione in nero).

Maglia nera a pubblici servizi e edilizia In valori assoluti, il numero più alto di lavoratori in nero è stato riscontrato nei pubblici esercizi (10,2 mila lavoratori), e nell’edilizia (circa 10 mila lavoratori). «I dati – commenta la Uil – confermano che il lavoro irregolare, nelle sue articolazioni o forme, è una vera e propria metastasi del nostro sistema economico e produttivo e che esso è figlio del più vasto mondo dell’economia sommersa. Proprio la Uil, nel 2010, ha prodotto ‘Il Primo Rapporto sul lavoro sommerso’ che dimostrava come il ‘fatturato’ della più grande impresa italiana, appunto l’economia sommersa, nel 2009 fosse arrivato a 154 miliardi all’anno. Il nesso con il lavoro nero e irregolare è quindi diretto e si intreccia, ovviamente, con l’altrettanto triste e famoso tema dell’evasione fiscale e previdenziale».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.