di Daniele Bovi
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Oltre 1.400 lavoratori umbri licenziati in due mesi. A spiegarlo è la Cgil regionale che, in una nota firmata dal segretario Mario Bravi e da Giuliana Renelli osservano come tra novembre e dicembre 2012 in Umbria sono stati 1.476 i lavoratori «espulsi» dal mercato del lavoro, 1.131 in provincia di Perugia e 345 a Terni. Rispetto all’anno precedente un aumento del 29% a Perugia e del 49,6 a Terni. «L’impatto occupazionale della crisi – commentano Bravi e Renelli – si sta rivelando in tutta la sua drammaticità e gli interventi del ministro Fornero, inseriti nella riforma del mercato del lavoro, si aggiungono con gli effetti devastanti che più volte abbiamo denunciato».
Politiche sbagliate Sul banco degli imputati della Cgil infatti non c’è solo la crisi ma anche i provvedimenti del governo Monti come quello, ad esempio, che impone dal primo gennaio l’obbligo per le aziende sotto i 15 dipendenti di finanziare l’Aspi (il neonato fondo per la disoccupazione) con una cifra che si aggira intorno ai 1.500 euro a lavoratore licenziato. In più nel mirino c’è anche la legge di stabilità, che non ha rifinanziato la legge del ’93 che prevedeva sgravi contributivi per chi assumeva attingendo dalle liste di mobilità. E così, oltre a chiedere un rifinanziamento delle liste di mobilità e interventi «certi» per le imprese in crisi, la Cgil umbra torna a mettere al centro della discussione le proposte contenute nel Piano del lavoro presentato mercoledì.
Cna: ridurre le tasse C’è invece la riduzione delle tasse al centro delle richieste che gli artigiani umbri della Cna hanno fatto ai candidati di Pd, Pdl, M5s, Sel, Lista Monti, Fratelli d’Italia e Rivoluzione civile nel corso di un’assemblea andata in scena giovedì a Perugia. In particolare gli artigiani chiedono l’abolizione dell’Irap, la rimodulazione dell’odiata Imu, la riduzione della Tares e del cuneo fiscale. Oltre a ciò ci sarebbe bisogno, secondo la Cna, di facilitare l’accesso al credito, una riforma del mercato del lavoro con più flessibilità in entrata e in uscita, una scuola e un’università al passo con le «esigenze reali» del Paese e e un salario minimo garantito. «È ovvio – ha detto il direttore provinciale della Cna di Perugia Roberto Giannangeli – che ciò debba andare di pari passo con la riforma della pubblica amministrazione: se non si blocca la voragine della spesa pubblica ogni sforzo sarà inutile. Noi proponiamo che venga adottato un nuovo principio costituzionale che imponga un tetto legale alla spesa pubblica, oppure un limite massimo all’imposizione fiscale».
La rilevazione Nel corso dell’assemblea poi Cna ha presentato i risultati di una rilevazione sulle intenzioni di voto che ha come campione 300 tra artigiani e piccoli imprenditori umbri. I risultati? Il primo «partito» è un mix di astensione e indecisione che vale il 40%, poi c’è il Pd (27%),il Movimento 5 stelle di Grillo che ottiene oltre il 14%, il Pdl (11,46%), Fare per fermare il declino di Oscar Giannino (3,5%), la lista Monti (1,6%) e Sel (1,2%). «Sappiamo che tanti imprenditori – ha affermato Renato Cesca, presidente provinciale della Cna – ritengono che il confronto politico sia quasi del tutto inutile, perché spesso si risolve nelle solite chiacchiere. A volte però succede che grazie al confronto politico si riescono a raggiungere risultati importanti, come ad esempio, dopo 23 anni, l’approvazione da parte della Regione Umbria, del nuovo testo unico dell’artigianato. È anche vero, però, che molto spesso la politica non ci ascolta: ecco perché ci sentiamo di consigliare ai nostri ospiti di riguardarsi i numeri che ci rappresentano».
