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domenica 29 gennaio - Aggiornato alle 22:34

Lavoratori salvano le aziende: la pandemia le chiude e loro le rilanciano. Fenomeno anche in Umbria

Una mappa delle imprese salvate da chi ci lavorava da dipendenti. Workers buyout: salva il lavoro e innova puntando alla competitività

Workers buyout, il fenomeno delle imprese rilevate dai lavoratori, è cresciuto durante la pandemia, come mai prima. E’ accaduto nel centro nord, in misura maggiore, particolarmente per una storica vocazione dei territori all’impresa cooperativa, ma è accaduto anche in Umbria, con esperienze di rilancio concreto che ha portato oltre che al miglioramento dei servizi e dei prodotti, all’aumento dell’occupazione. Insomma i lavoratori, non soltanto, hanno salvato le imprese e chi ci opera, ma hanno innovato, posizionandole, in una dimensione di maggiore competitività.

Il fenomeno Registra questo fenomeno, il Rapporto di attività 2019-2021 di Cfi-Cooperazione Finanza Impresa, la finanziaria partecipata dal ministero per lo Sviluppo economico che promuove la nascita e lo sviluppo di imprese cooperative. Gli interventi di Cfi dal 2019 al 2021 sono stati 115, in Italia, per un valore totale di 32 milioni di euro. Di questi, il 62% ha riguardato i workers buyout (wbo), con un valore complessivo di quasi 16,2 milioni, contro i 12,2 milioni del triennio 2016-2018. Per meglio avere la percezione della crescita del fenomeno si osservi la progressione, anno per anno, come proposta dal Sole 24 Ore: nel 2019 gli interventi sono stati 30 (per 5,3 milioni di euro), saliti a 55 nel 2020 (e un valore di 13,2 milioni), mentre nel 2021 sono tornati a 30, ma con un valore decisamente superiore: 14,1 milioni di euro.

L’Umbria Il fenomeno si registra maggiormente nelle regioni con una lunga tradizione cooperativa, come Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Toscana, anche se aumentano i casi nel sud del Paese e nel centro. In Umbria sono diverse le realtà che si sono rilanciate grazie ai dipendenti organizzati in forma cooperativa: Fail, ad esempio, è una impresa del settore infissi e serramenti con sede in provincia di Perugia, rilevata dai dipendenti nel 2014. In questi otto anni è cresciuta molto grazie soprattutto agli investimenti in tecnologia e brevetti. Oggi la coop ha un fatturato di circa 15 milioni di euro e 49 dipendenti. La Carpenterie Metalliche di Perugia conta 16 dipendenti, la ‘Ceramiche Noi’ di Città di Castello, che ha convertito anche le produzioni andando a recuperare fette di mercato precedentemente mai sondate, oggi conta 14 dipendenti, la Cmt di Terni, conta addirittura 90 addetti, operando nel settore della mobilità e trasporti. Nel campo dell’impiantistica radiotelevisiva e antincendio, con riguardo alle energie rinnovabili, c’è la Gbm di Perugia con 39 dipendenti, mentre la Muratori Baschi, dell’omonima località, in provincia di Terni, di dipendenti ne conta 28. La Stile che opera nel campo delle fabbricazioni di pavimenti in parquet assemblato, di dipendenti ne conta 33. C’è poi la Ternipan, azienda di successo nella produzione di prodotti di panetteria freschi conta 69 dipendenti e la Wald di Fossato di Vico con 18 dipendenti impegnati nella produzione di ceramiche per usi domestici e ornamentali. E infine una azienda simbolo, la Legatoria Tuderte salvata da 8 dipendenti di cui 6 donne.

Legacoop «Sono più di 500 – afferma Matteo Ragnacci, presidente di Legacoop Produzione e servizi Umbria – le imprese recuperate in Italia dai lavoratori uniti in forma cooperativa dall’inizio della crisi. Crediamo che il passaggio dall’impresa capitalistica alla democrazia economica cooperativa, con il trasferimento di proprietà ai lavoratori sia oggi un nuovo modello di sviluppo, sostenibile, inclusivo, incline ai mercati innovativi ma soprattutto attento alle comunità locali mantenendo un impatto occupazionale positivo. Non esistono settori specifici di riferimento. Il modello d’impresa cooperativa, attraverso il contributo manageriale di Legacoop, dei sindacati e degli strumenti di finanza della cooperazione, è in grado di accompagnare i lavoratori a diventare imprenditori di sé stessi e decidere del proprio futuro. Supportiamo chi dedica al proprio lavoro passione, impegno, entusiasmo e solidarietà generalizzata. L’entusiasmo sul futuro è la cifra attorno alla quale dobbiamo lavorare tutti».

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