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Nel 2024 il comparto dei prodotti agroalimentari e vitivinicoli certificati in Umbria ha generato 116 milioni di euro di valore economico. I dati emergono dal Rapporto Ismea-Qualivita 2025, rielaborati da Coldiretti Umbria, che analizza le produzioni italiane Dop, Igp e Stg.

Secondo il rapporto, l’Umbria conta 32 prodotti certificati: 11 nel comparto cibo e 21 nel settore vino. Il valore economico delle certificazioni alimentari ammonta a 42 milioni di euro, mentre quello dei vini raggiunge 74 milioni. A livello nazionale la regione si colloca al quindicesimo posto nella classifica del valore della Dop Economy, guidata dal Veneto.

In Umbria operano 3.271 soggetti coinvolti nella produzione di prodotti Dop e Igp: 1.983 nel comparto cibo e 1.288 nel settore vino. Tra i principali prodotti alimentari figurano il Prosciutto di Norcia IGP, il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP e l’Olio DOP Umbria, a fianco dei vini che rappresentano storicamente una delle eccellenze della regione.

Coldiretti Umbria sottolinea come le certificazioni rappresentino una garanzia aggiuntiva per i consumatori, in un mercato sempre più globale dove la qualità e la riconoscibilità dei prodotti diventano elementi fondamentali. I prodotti certificati contribuiscono a valorizzare il patrimonio enogastronomico regionale e nazionale, caratterizzato da biodiversità e distintività.

Il Rapporto evidenzia anche le sfide legate alla protezione delle denominazioni di origine. Nei giorni scorsi il Senato ha approvato, senza voti contrari, il disegno di legge sui reati agroalimentari, che introduce nel codice penale un capo dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare. La normativa, attesa da dieci anni, punta a tutelare in particolare i prodotti Dop e Igp, valutati a livello nazionale in circa 21 miliardi di euro secondo il XXIII Rapporto Ismea-Qualivita.

Tra le novità previste dal provvedimento c’è l’introduzione del reato di “agropirateria”, che riconosce la pericolosità criminale delle frodi organizzate e reiterate nella filiera agroalimentare, e il rafforzamento delle sanzioni amministrative per violazioni su etichettatura, origine, ingredienti e denominazioni. Coldiretti ha espresso apprezzamento per la riforma, sottolineando l’importanza di contrastare l’italian sounding e tutelare l’origine dei prodotti italiani, in particolare a livello europeo.

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