venerdì 23 agosto - Aggiornato alle 04:00

La cultura che crea sviluppo: «Ogni euro investito ne genera quasi tre»

Durante Umbria jazz presentata la ricerca realizzata da Rsm-Makno per Confcommercio: 14 eventi generano impatto da 270 milioni

Il pubblico di Umbria jazz (foto Fabrizio Troccoli)

di Dan.Bo.

Ogni euro speso nella gestione di un evento culturale genera ricadute economiche sul territorio per oltre due euro e mezzo. È questo uno dei principali risultati che emerge dall’indagine «Investire in cultura» realizzata da Rsm-Makno per Impresa Cultura Italia-Confcommercio e diffusa giovedì a Perugia al convegno «Più cultura, più crescita», organizzato da Confcommercio e Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Umbria Jazz. All’appuntamento hanno preso parte, tra gli altri, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, quello della Fondazione Umbria Jazz Renzo Arbore, l’assessore regionale alla cultura della Regione Umbria Fernanda Cecchini, Mario Abis, professore all’Università Iulm e partner Rsm-Makno e Luca Ferrucci, professore all’Università degli Studi di Perugia.

I numeri L’indagine misura l’impatto che hanno 14 eventi culturali a cui hanno assistito circa 205 mila spettatori, i quali hanno speso mediamente 122 euro al giorno per un totale di quasi 93,7 milioni di euro. A questi eventi hanno partecipato anche 5.760 spettatori accreditati (stampa, critici, operatori del settore) con una spesa media giornaliera di 600 euro per un totale di 3,4 milioni di euro. E se a queste due voci si sommano anche le spese sostenute per l’organizzazione (4,8 milioni di euro) si arriva a un impatto diretto nel sistema economico locale di quasi 102 milioni di euro. Questa somma, secondo quanto spiegato giovedì, aumenta l’attività complessiva del sistema produttivo locale con un impatto economico totale stimato in oltre 270 milioni di euro e un impatto sociale quantificato in 2.484 occupati in più: in pratica, 1 euro speso dal sistema che ruota intorno alla realizzazione di questi 14 eventi ha generato 2,65 euro nelle rispettive economie locali.

Le imprese Duecento le imprese intervistate: per oltre il 70% di esse il sostegno a progetti ed eventi culturali è strategico; il contributo economico è la principale (47%) forma di supporto alla cultura scelto, ma rilevante è anche la fornitura di servizi (21%); il ritorno di immagine (19%), la consuetudine (17%), la strategia di marketing (13%) sono le motivazioni principali all’investimento; i maggiori benefici si riflettono sulla reputazione aziendale (33%), sul brand (29%) e in chiave commerciale (27%); oltre un terzo delle imprese poi equipara gli investimenti in cultura alla pubblicità. In questo contesto Umbria jazz è stato preso ad esempio dal presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni, come unico in Italia «con un brand che rispecchia una regione», insieme al Festival dei Due Mondi di Spoleto, dal presidente di Confcommercio Umbria: «La regione – ha detto – deve guardare ad una nuova sfida per fare della cultura».

Il dibattito «Per capire come i risultati della ricerca siano corrispondenti alla realtà – ha detto poi Sangallo – basta fare un giro in questi giorni a Perugia durante Umbria Jazz. Per il futuro, bisogna sempre più favorire alleanza virtuosa tra investimento pubblico e privato. Il settore culturale e creativo conta oggi tantissime imprese impegnate nella produzione culturale, ma dà allo stesso tempo una spinta anche agli altri settori. Il settore culturale e creativo genera, poi, anche un altro tipo di indotto oltre quello economico. Perché la cultura è l’acqua che fa girare il mulino della creatività su cui si fonda una parte fondamentale del Made in Italy». B«isogna stare attenti – ha aggiunto poi Ferrucci – perché ci sono eventi che possono non creare crescita e distruggere denaro pubblico. Molto spesso quindi lo slogan più cultura più crescita non corrisponde al vero, e quindi bisogna imparare ad assimilare la cultura della valutazione economica. È solo valutando che si possono esprimere giudizi. Ed usando denaro pubblico bisogna avere una selettività perché non possiamo permetterci il costo dell’errore allocativo».

Arbore A margine del dibattito Arbore ha voluto fare anche il punto su Umbria jazz «È una eccellenza italiana – ha sottolineato – l’abbiamo detto e ne abbiamo parlato molte volte con molti esponenti della cultura ma anche dell’industria. Andando in giro per il mondo io vengo riconosciuto come presidente del festival e rispettato come tale anche se non me lo merito». Quanto alla ricerca, il musicista ha commentato che in Italia «il legame più cultura-più crescita è indispensabile. Siamo il paese del gusto e della cultura e la nostra arma più importante è quella di sfoggiarle e di approfittarne. Oggi investire in cultura significa investire bene e in maniera proficua e noi lo vediamo con quello che succede a Uj, festival prezioso anche per gli investitori che ci danno una mano».

Twitter @DanieleBovi

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