di Elle Biscarini

Presentato il report sulla salute delle società di capitali umbre, che evidenzia un’economia che «sta bene ed è solida», ma che per fare il salto di qualità deve abbandonare una timidezza strategica ormai cronica. È questa la fotografia della «Corporate Umbria» emersa dall’ultimo studio curato da Andrea Cardoni, prof di Economia aziendale dell’Università di Perugia, e dalla Camera di commercio dell’Umbria, presentato nella mattinata di venerdì 6 marzo. Alla presentazione ha partecipato anche l’assessore regionale Francesco de Rebotti.

VIDEO – PARLA IL PROFESSOR CARDONI: «SOCIETÀ SANE MA TROPPO CAUTE»

Soglia di appetibilità I dati mostrano un sistema produttivo resiliente: tra il 2019 e il 2024 i ricavi sono balzati del 42 per cento e l’occupazione è cresciuta del 17 per cento. Ma il vero protagonista dell’analisi è l’Ebitda, l’indicatore che misura la capacità di un’azienda di generare flussi di cassa e sostenere investimenti. «Abbiamo visto che l’Umbria rimane sotto la soglia di appetibilità del 10 per cento, attestandosi all’8 per cento nel 2024» ha spiegato Cardoni. Nonostante un lieve miglioramento rispetto al passato, nel 2019 era 7,5 per cento, ma nel 2023 si era raggiunto l’8,7 per cento, il divario tra l’Umbria e le regioni vicine resta «piuttosto significativo», con le Marche al 9,4 per cento e la Toscana al 9,6. Secondo il prof, la sintesi è chiara: «È la fotografia di un’economia che rimane un po’ troppo muscolare, a tratti muscolosa, dove singole imprese vanno bene ma, assemblate nel portafoglio regionale, dimostrano un posizionamento strategico un pochino debole».

Settori produttivi Non tutti i comparti si muovono però alla stessa velocità. I servizi guidano la classifica della redditività con un Ebtida dell’11,6 per cento, seguiti dalle costruzioni che, grazie a un balzo significativo negli ultimi anni, hanno raggiunto il 10,8 per cento. L’industria, che pure rappresenta il 41 per cento della struttura produttiva regionale, si ferma al 9,9 per cento, appena sotto la soglia critica, ma comunque nella media nel confronto con altre regioni. Il tallone d’Achille resta il commercio, che in Umbria vale il 37,5 per cento della struttura produttiva regionale, ma ha una marginalità troppo bassa, fermandosi al 4,5 per cento. Tuttavia, nel comparto servizi è stata evidenziata una scarsa evoluzione e performance significativamente più basse rispetto a Toscana e Marche: «Il settore è poco sviluppato ed è un po’ preoccupante — avverte il prof — perché i servizi sono volano di innovazione, managerialità e spinta alla crescita». Senza una rete solida di consulenza professionale, marketing e controllo di gestione, è il ragionamento di Cardoni, le imprese faticano a integrare le due grandi sfide del futuro: la digitalizzazione (in particolare l’uso dell’intelligenza artificiale) e l’attrazione di giovani talenti.

Zona di confort Secondo il report, poi, circa il 50 per cento delle 480 maggiori aziende umbre rimane oggi in una «zona di comfort strategico»: realtà con bilanci in equilibrio e buone marginalità, che però sembrano aver smarrito la spinta per crescere ancora. «Il miglioramento è frutto di un lavoro quotidiano — sottolinea Cardoni — ma per migliorare la performance ci vuole probabilmente più coraggio in queste macchine aziendali». A frenare l’entusiasmo degli imprenditori contribuiscono però anche fattori esterni, come il gap infrastrutturale, ha aggiunto il presidente della Camera di commercio, Giorgio Mencaroni. Sebbene l’Umbria si difenda bene, la difficoltà nel raggiungere i porti del Tirreno, rispetto alla facilità di collegamento con Ancona tramite la Quadrilatero, «incide enormemente sui costi del prodotto che realizziamo» ha rimarcato.

Geopolitica Oltre ai limiti interni, pesano le incertezze del panorama internazionale. La Regione è una forte esportatrice e la durata dei conflitti in corso preoccupa. «Nel breve periodo la situazione geopolitica potrebbe pesare enormemente su alcune attività — spiega ancora Mencaroni — in particolare modo mi riferisco alla moda e all’agroalimentare, che vengono assorbiti dai Paesi attualmente coinvolti nelle tensioni economiche».

Verso il futuro Il report, quindi, evidenzia lo stato di salute della Corporate Umbria: un organismo in generale sano che ha saputo resistere alle tempeste degli ultimi anni. La sfida ora non è più solo sopravvivere, ma evolvere verso un modello «value-driven», dove l’investimento in capitale umano e servizi evoluti permetta finalmente di superare quella barriera dell’8 per cento di marginalità che tiene la regione ancora un passo indietro rispetto ai competitor nazionali.

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