di Daniele Bovi

Oltre 10 milioni di euro, per la precisione 10 milioni e mezzo. Tanto è pesato in un anno l’aumento delle addizionali Irpef deciso dai comuni umbri. Il dato emerge dalle statistiche pubblicate mercoledì dal ministero dell’Economia sulle dichiarazioni dei redditi 2013, quindi riferite all’anno di imposta 2012: 65 milioni di euro pagati contro i 54,5 dell’anno precedente, 160 euro a testa contro i 130 del 2012. I 218 mila dipendenti hanno sborsato 36,4 milioni di euro, circa 170 euro a testa (nel 2012 erano 31,6 milioni), mentre 165 mila pensionati hanno dato alle casse comunali 25,2 milioni (150 euro a testa), quattro in più rispetto all’anno precedente quando erano 172 mila. Numeri in linea con quanto accaduto a livello nazionale, dove l’addizionale comunale ammonta invece complessivamente a 4 miliardi di euro, il 20% in più rispetto all’anno precedente, con un importo medio pari a 160 euro contro i 130 del 2012.

I numeri Sostanzialmente invariato poi il gettito dell’addizionale regionale, stabile a 149 milioni di euro versati da 487 mila contribuenti (310 euro a testa, 50 in meno rispetto al resto del Paese); nel 2012 erano però seimila in più e quindi anche la media era più bassa (300 euro). Dei 149 milioni, 85 li hanno pagati i lavoratori dipendenti mentre 57,8 i pensionati. Le statistiche pubblicate mercoledì disegnano un’Umbria dove i redditi, o almeno quelli dichiarati, sono sostanzialmente fermi: 11 miliardi 765 milioni di euro contro gli 11,893 del 2012. Più che di diminuzione però si deve parlare di un leggero aumento, visto che i conteggi del 2013 non hanno tenuto conto del reddito da abitazione principale e di quelli fondiari di immobili non locati. Sommati anche questi la cifra sale così a 11 miliardi 968 milioni di euro. La media è la stessa, al centesimo, di quella dell’anno scorso: 18.830 euro. Insomma, i redditi sono fermi in un anno dove è stata registrata, secondo le stime di Prometeia, una contrazione importante del Pil regionale (-2,1%).

4.890 euro a testa Redditi che si confermano lontani dalla media nazionale (19.750 euro) e soprattutto da quelli delle regioni più ricche come Lombardia, che guida la classifica con 23.320 euro. Con questi numeri alla fine i contribuenti umbri hanno pagato un’Irpef da 2 miliardi 982 milioni di euro, appena inferiore rispetto ai tre netti dell’anno scorso. A questa cifra però vanno tolte le detrazioni, che portano così l’imposta netta a quota 2,1 miliardi. In media 4.890 euro contro i 5.360 del resto del Paese. La fetta più consistente del reddito è quella dei lavoratori dipendenti, oltre 5,8 miliardi, che dichiarano guadagni medi da 19 mila euro contro i 20.280 della media nazionale. E se i dipendenti nel complesso hanno dichiarato 15 milioni in meno rispetto al 2012, i pensionati (circa mille in meno guardando ad un anno fa) al contrario passano da 3 miliardi 900 milioni a 3,974 miliardi. In media 15.420 euro a testa, esattamente in linea con la media nazionale.

Autonomi e imprenditori Un dato da connettere alla crisi economia è poi la forte crescita registrata in Umbria (come nel resto del Paese) dei lavoratori autonomi: 11.294 nel 2012 e 14.500 nel 2013. Un segno più al quale corrisponde però un segno meno per quanto riguarda la media del reddito dichiarato, che passa dai quasi 36 mila euro del 2012 ai 30 mila del 2013. Un calo imputabile in parte all’ingresso a tassazione ordinaria dei soggetti che sono stati costretti a fuoriuscire dal vecchio regime dei minimi. Discorso a parte poi va fatto per quelli che il Ministero chiama imprenditori, il cui reddito medio in Umbria è di 16 mila euro, quindi più basso della media e dei lavoratori dipendenti. Per «imprenditori» però il Mef intende «i titolari di ditte individuali, escludendo pertanto – è detto nel comunicato pubblicato mercoledì – chi esercita attività economica in forma societaria; inoltre la definizione di imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto tra gli imprenditori sono compresi coloro che non hanno personale alle loro dipendenze».

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