di Fabio Toni
Volumi, quote di produzione della linea a freddo, piano industriale, garanzie occupazionali. Sono questi alcuni dei temi che ruotano intorno alla fusione Inoxum-Outokumpu e che si discuteranno mercoledì alle 14.30 negli uffici dell’assessorato allo Sviluppo tra i sindacati, che lunedì hanno dichiarato lo stato d’agitazione, e la Regione. A Perugia i sindacati porranno come questione anche quella della necessità di un tavolo tra ministero e rappresentanti della multinazionale finlandese: «Incontriamo la Regione – spiega a Umbria24 Claudio Cipolla, segretario della Fiom di Terni – con lo spirito unitario che ci ha contraddistinto finora. L’apertura di un tavolo a Roma con il ministero e i rappresentanti della nuova multinazionale Outokumpu, non è più rinviabile. Servono certezze sul piano industriale riguardante Terni. Dando per scontato il parere favorevole dalla Commissione Antitrust alla fusione Inoxum-Outokumpu, è doveroso interrogarsi sulle condizioni che l’autorità europea potrebbe porre. Quelle riguardanti, ad esempio, i volumi che la nuova società dovrà immettere sul mercato, in relazione ai consumi in Europa. Condizioni che, giocoforza, avranno effetti sugli impianti di Terni e sul loro assetto futuro».
Superare l’esame Per superare l’esame della Commissione Antitrust dell’Ue (il responso è atteso per il 16 novembre), preoccupata per le dimensioni del nuovo colosso d’acciaio, i finlandesi potrebbero vendere il settore fusione in Svezia e le operazioni di bobina a Avesta, Nyby e Kloster e un pezzo della rete di vendita europea. Il rischio che i sindacati vedono all’orizzonte è quello di una possibile penalizzazione del sito ternano. «Da mesi – dice Gioacchino Olimpieri, segretario della Fismic di Terni – esterniamo le preoccupazioni per una vicenda dai contorni poco chiari. Non si tratta della classica vertenza in cui vengono dichiarati esuberi e dismissioni ma il rischio è che si arrivi a qualcosa di simile».
Un tavolo istituzionale «Abbiamo la necessità – prosegue – di giungere a un tavolo istituzionale con il governo e fissare ciò che in Germania è stato fatto già da tempo, ovvero accordi che stabiliscano certezze occupazionali. Qui non c’è nulla e dobbiamo solo fidarci degli interlocutori che l’azienda ci pone di volta in volta davanti. L’ultimo, Ralph Labonte, andrà in pensione ad ottobre e dovremo ripartire da zero. Serve invece continuità, serve la certezza che il sito continui ad essere integrato e che mantenga le stesse produzioni. Non abbiamo niente a che fare con l’acciaieria tradizionale. Il nostro è il polo degli inossidabili e degli acciai speciali: non possiamo permettere che venga indebolito».

