di Daniele Bovi

Inflazione in crescita a Perugia nel mese di gennaio. Secondo l’Istat infatti l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,2% rispetto a dicembre e del 2,5% rispetto al gennaio 2012. La crescita congiunturale nel capoluogo si attesta sullo stesso livello di quella nazionale (+0,2%), con Perugia tra i primi posti se il confronto viene fatto con lo stesso mese dell’anno precedente. Il capoluogo di regione infatti con il suo +2,5% è quinto dietro a Reggio Calabria (+3,7%), Genova (+2,9%), Potenza e Ancona (per entrambe +2,6%). Le città dove l’aumento è stato invece più contenuto sono invece Aosta (+1,5%), Palermo (+1,6%), L’Aquila e Napoli (per entrambe +1,7%).

Frenata per gli energetici A livello nazionale l’inflazione è appena più bassa (+2,2%) e il leggero calo rispetto a dicembre (-0,1%) è da imputare all’ulteriore frenata dei prezzi dei beni energetici (+5,4%, dal +9,3% di dicembre). A questa spinta al ribasso fa da contraltare quella al rialzo che l’Istat mette sotto la categoria «alimentari non lavorati»: in particolare i vegetali freschi crescono del 9,2% su base mensile e del 13,1% su base annua. Se si guarda poi al gennaio 2012 gli aumenti più rilevanti si registrano per casa, acqua, elettricità e combustibili (+4,9%); +3,1% invece per cibo, bevande analcoliche e trasporti mentre scendono quelli per comunicazioni (-0,9%), spettacoli e cultura (-0,2%).

UMBRIA, DISOCCUPAZIONE ALL’11,4%

Pressione fiscale record In questo quadro fatto anche, come spiegato sempre venerdì dall’Istat, di un Pil che in Italia cala del 2,4% e di una disoccupazione che in Umbria si attesta all’11,4%, è da registrare un dato che lavoratori e imprenditori conoscono bene, ovvero una pressione fiscale da record. Secondo l’Istituto nazionale di statistica il livello ha raggiunto il 44%, 1,4 punti percentuali in più rispetto al 2011. Il numero più alto dall’inizio delle serie storiche nel 1990. Stando al dossier pubblicato venerdì le entrate totali delle amministrazioni pubbliche sono pari al 48,1%, il 2,4% in più rispetto all’anno scorso mentre le entrate correnti sono il 47,7% del Pil (+3,1%). Le imposte indirette (+5,2%) sono trainate in alto dal gettito Imu e e dall’aumento delle accise sugli oli minerali. Quelle dirette invece (+5,2%) crescono grazie all’Irpef, alle addizionali regionali e all’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale.

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