di Daniele Bovi
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Il barometro delle imprese umbre segna cattivo tempo, almeno per quanto riguarda il fronte dell’occupazione. Nel 2013 infatti, secondo il rapporto Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, in Umbria ci saranno 4.500 posti di lavoro in meno. Stando al rapporto pubblicato martedì e che si basa su 94 mila imprese del settore industriale e di quello dei servizi intervistate in tutta Italia tra gennaio e maggio, nella regione le assunzioni nell’anno in corso saranno 6.480 mentre le «uscite», ovvero pensionamenti, licenziamenti e cessazioni, ammonteranno a 10.960. Il tasso di entrata quindi, rileva lo studio, si attesta in Umbria al 4% contro il 5% della media nazionale, mentre quello di uscita al 6,8%, appena inferiore a quello (7,1%) dell’intera Penisola. Il saldo è -2,8%, lo 0,6% in più della media italiana.

I dati La gran parte delle assunzioni previste dalle imprese umbre intervistate riguarda personale non stagionale: 4.290 saranno infatti gli assunti non collegati alle varie attività legate alle stagioni (3.070 in provincia di Perugia). Di questi quasi il 13% sarà personale «di difficile reperimento», mentre tre su quattro avranno bisogno di formazione e uno su tre avrà fino a 29 anni. Complessivamente in tutta l’Umbria gli occupati per i quali si prevede un nuovo contratto sono 9.230, dei quali il 10% sarà personale interinale, il 6,3% a progetto, il 5% collaboratori a partita Iva od occasionali mentre il 79% non sarà stagionale. Guardando ai numeri delle due province, in quella di Perugia gli ingressi saranno 4.610 a fronte di 7.970 uscite (a Terni rispettivamente 1.870 e 3.000), con un tasso di uscita più negativo a Terni (7,8%) che a Perugia (6,6%).

Mencaroni e Cipiccia «Per pensare di ricostruire l’occupazione che continuiamo a perdere – commenta il presidente della Camera di commercio di Perugia Giorgio Mencaroni – c’è solo un modo: ripartire dalle imprese. Senza imprese non c’è lavoro, ma solo se si torna alla crescita le imprese possono ricreare occupazione. I dati non sono confortanti ma la presenza di una quota significativa di imprenditori che scommettono sull’impresa e operano comunque nuove assunzioni fa capire che il sistema è vitale e che riducendo il carico burocratico e quello fiscale si libererebbero risorse per avvicinarci alla ripresa». Secondo il presidente della Camera di commercio di Terni Enrico Cipiccia invece, i fattori sui quali puntare per un maggiore raccordo tra scuola e impresa e per favorire l’occupabilità dei giovani» sono «alternanza scuola-lavoro, formazione post diploma, orientamento in entrata e in uscita dagli Istituti secondari superiori. Proprio su questo versante l’impegno dell’ente camerale – sottolinea – si è fortemente intensificato negli ultimi anni, proponendo non solo una formazione nelle scuole ma svolgendo anche un ruolo di programmatore di politiche attive per i ragazzi in uscita dalle scuole e in cerca di occupazione».