Foto di Katie Smetherman su Unsplash

di Chiara Fabrizi

In Umbria un lavoratore su tre è sovraistruito. Ed è il dato più alto d’Italia. Emerge dal rapporto Benessere equo e sostenibile pubblicato il 20 aprile dall’Istat che, ormai come accade dal 2013, misura con 152 indicatori la qualità della vita, le paure e le speranze della popolazione in dodici ambiti, dall’ambiente alle relazioni sociali, passando naturalmente per il lavoro su cui si fonda costituzionalmente la Repubblica italiana: in Umbria il tasso di occupazione 20-64 anni è del 69,9 per cento ed è maggiore di quello medio italiano (64,8 per cento) anche se la regione si colloca in tredicesima posizione, quindi a metà tra il primato di Bolzano (79,2) e le difficoltà della Campania (47,3).

In Umbria sovraistruito un lavoratore su tre Tra le pieghe del Bes, però, emerge come l’Umbria guidi la classifica del Bes sugli occupai sovraistruiti, contandone il 33,1 per cento, ovvero la percentuale di occupati che possiedono un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati. Il dato è decisamente superiore a quello medio italiano (26 per cento), e ancor più lontano dalle regione più performanti, ovvero Lombardia (22,5), Trentino Alto Adige (21,1) e Provincia autonoma di Bolzano (16,4). Se all’Umbria va la maglia nera dietro di lei si collocano Marche (30,8) e Molise (30,3).

Il 56 per cento dei lavoratori umbri è soddisfatto Dal Bes, però, emerge che il grado di soddisfazione degli umbri per la propria occupazione è maggiore di quello medio italiano. In particolare, il 56,1 per cento dei lavori ha espresso un punteggio medio di soddisfazione tra 8 e 10 in relazione al proprio impiego, giudicandolo quindi molto positivamente per guadagno, opportunità di carriera, numero di ore lavorate, stabilità del posto, distanza casa-lavoro e interesse per il lavoro. Il livello di soddisfazione degli umbri è maggiore di quello italiano (50,2) ed è il sesto più alto della classifica regionale, guidata da Bolzano (62), Trentino Alto Adige e Provincia autonoma di Trento (61,9 entrambi) e Valle d’Aosta (59,3). In fondo alla classifica, invece, ci sono Campania (39,1), Calabria (39,6) e Basilicata (40,1).

Meno di uno su dieci lavora da casa Nel rapporto, poi, vengono misurati anche gli occupati che lavorano da casa, che in Umbria sono l’8,8 per cento, un livello inferiore a quello medio italiano (12,2) e lontanissimo dal record del Lazio (21,1) e dagli standard della Lombardia (15,2), dove comunque il mercato del lavoro è certamente più composito.

Precariato e paure L’Istat ha anche rilevato la quota di occupati in lavori a termine (collaboratori compresi) da almeno cinque anni, rapportandolo col totale dei lavoratori a tempo determinato, e qui l’Umbria segna il 15,2 per cento una performance migliore di quella media italiana (17), che colloca la regione all’ottavo posto del ranking regionale guidata da Piemonte (11,2), Lombardia (10,8) e Veneto (9,5). In questo quadro assume rilievo l’indicatore sulla percezione di insicurezza dell’occupazione, elaborato in base alla percentuale dei lavoratori che nei successivi sei mesi ritengono sia probabile perdere il lavoro attuale e sia poco o per nulla probabile trovarne uno simile sul totale degli occupati. Qui a fare i conti con una profonda incertezza lavorativa sono il 5 per cento degli occupati, in linea col dato nazionale (4,9), con l’Umbria che si piazza 14esima, quindi a tra la peggiore, ovvero la Basilica (8,9), e la migliore, cioè la Lombardia (3,7).

Part time involontario La statistica quest’anno restituisce anche la consistenza del cosiddetto part time involontario, ovvero lavoratori che dichiarano di lavorare metà orario perché non hanno trovato un’occupazione a tempo pieno. La percentuale di questi dipendenti sul totale degli occupati in Umbria è del 10,5 per cento, praticamente in linea col dato medio italiano (10,2). Anche in questo caso la regione realizza un risultato mediocre, che vale la 12esima posizione nel ranking guidato dal Veneto (7 per cento) e chiuso dalla Sardegna (16,1).

Mancata partecipazione al lavoro Misurato, infine, anche il tasso di mancata partecipazione al lavoro dato dal rapporto tra la somma di disoccupati e inattivi disponibili (persone che non hanno cercato lavoro nelle ultime 4 settimane sono disponibili a lavorare) e la somma di forza lavoro (insieme di occupati e disoccupati) e inattivi disponibili, riferito alla popolazione tra 15 e 74 anni. Qui l’Umbria segna 12,2, ovvero un risultato decisamente migliore di quello italiano (16,2), ma lontano dal primato della Provincia autonoma di Bolzano (4,2) e pure dalle difficoltà strutturali del mercato del lavoro siciliano (35,3).

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.