
di Daniele Bovi
In Umbria ci sono oltre 18 mila famiglie povere. O almeno povere secondo i criteri dell’Istat, che venerdì mattina ha pubblicato il report sulla povertà in Italia nel 2010. Secondo l’istituto nazionale di statistica infatti una famiglia di due componenti è sotto la soglia di povertà relativa quando spende meno di 992 euro al mese. I numeri comunque sono in diminuzione. Nel 2008 infatti la percentuale di famiglie «relativamente» povere era del 6,2%, nel 2009 del 5,3% mentre nel 2010 è del 4,9%: numeri inferiori sia alla media del Centro Italia (5,9%) che di quella nazionale (10,8%). Numeri che sorprendono se si pensa al fatto che il bienno 2008-2010 è stato quello della crisi nera.
Umbria sotto la soglia del 6% Le percentuali, una volta tanto, avvicinano l’Umbria al Nord del paese: sono infatti la Lombardia e l’Emilia Romagna le due regioni a presentare i valori più bassi dell’incidenza di povertà, pari rispettivamente al 4% e al 4,5%. Sotto la soglia del 6% si collocano, oltre l’Umbria, il Piemonte, il Veneto, la Toscana, il Friuli e la provincia di Trento. La situazione si fa invece di estrema difficoltà nel Sud del paese: a parte Abruzzo e Molise, dove i valori non sono statisticamente diversi dalla media nazionale, in tutte le altre realtà del Mezzogiorno la povertà relativa è più diffusa rispetto al resto d’Italia. Le situazioni più gravi, scorrendo le tabelle, sono quelle di Calabria (26%), Sicilia (27%) e Basilicata.
Evasione e sommerso Abbandonando per un attimo la fredda statistica, in un ragionamento equilibrato sul tema non si può dimenticare che l’Italia, Umbria compresa, presenta livelli altissimi di sommerso ed evasione. Tanto per dare un’idea nei soli primi cinque mesi del 2011, secondo i dati forniti dalla guardia di finanza trenta sono state le segnalazioni per operazioni sospette con l’estero che hanno riportato a tassazione 35 milioni di euro. Novantatrè invece gli evasori totali o paratotali scoperti (più 11 per cento rispetto al 2010) con un recupero di 167 milioni di euro a tassazione diretta e 24 milioni di Iva evasa. I lavoratori irregolari scoperti sono stati poi 371 rispetto ai 136 dei primi cinque mesi del 2010. I controlli sugli scontrini fiscali invece 2.700 con l’incidenza del 22 per cento di infrazioni. Nonostante l’impegno a tutto campo delle fiamme gialle, quanto riesce ad essere intercettato e quanto, nonostante gli sforzi, viene inghiottito dal buco nero del sommerso e dell’evasione?
Lavoratori neri e grigi Numeri altrettanto indicativi sono stati recentemente messi a punto dall’Istat in vista della riforma fiscale: tra 255 e 275 sono in Italia i miliardi di imponibile sottratti al fisco. Quasi un quarto del Pil prodotto dall’Italia. Almeno tre milioni poi sarebbero i lavoratori irregolari, cioè non in regola con le norme fiscali, previdenziali e così via. Senza dimenticare i cosiddetti lavoratori «grigi», ossia quelli per i quali si versano contributi ridotti, si effettuano prestazioni diverse da quelle previste nei contratti e per i quali si «allungano» pagamenti fuori busta e quindi sconosciuti al fisco.
In Italia 8,2 milioni di poveri Tornando al rapporto dell’Istat, in esso si spiega come gli italiani in condizione di povertà relativa siano 8,2 milioni, una cifra pari al 13,8% della popolazione. Un milione e 156 mila famiglie invece (il 4,6% del totale) risultano in condizione di povertà assoluta: in termini assoluti 3,1 milioni di individui. Oltre tre milioni di persone cioè, secondo l’Istat, non riesce ad acquistare un paniere di beni e servizi considerato essenziale per una vita minimamente accettabile.
