L’Umbria in termini numerici assoluti nonostante il forte dinamismo sulle Cer, on è la Regione che ne ha realizzate di più, ma è sicuramente tra quelle che ne sta sperimentando più modelli provando a imboccare la strada più veloce al riscatto energetico.
Un passo significativo viene compiuto ora con il mega progetto di una Cer regionale. Ci stanno prvoando insieme, rappresentanze delle imprese, delle cooperative, del commercio con la collaborazione delle istituzioni. Obiettivo: creare economie di scala che abbattano i costi di gestione., il principale rischio, monitorato ad oggi, che potrebbe portare al fallimento di un progetto di Cer e, che vede maggiormente esposti i progetti di ridotte dimensioni. Si pensi che meno di un terzo, delle Cer, in Italia, hanno superato la fase progettuale, ad oggi, diventando realtà, nonostante la nascita delle Cer segni di anno in anno un +89% a livello nazionale. Le regioni più attive sul fronte comunità energetiche in Italia sono attualmente il Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia. A maggio 2024 risultavano infatti 80 iniziative cumulate in questi 4 territori, quasi la metà del totale.
Quello presentato giovedì in Umbria all’appuntamento di San Martino in Campo, per la prima Cer regionale è considerato come «un progetto ambizioso – hanno detto i promotori – che può contare su grossi incentivi economici ma che presenta anche molte complessità. Però una Cer regionale ha l’indubbio vantaggio di contenere i costi di gestione».
L’adesione alla Cer regionale sarà aperta a tutte le imprese, ai cittadini, agli enti locali e a quelli religiosi, fino ai soggetti del terzo settore e potrà operare su tutto il territorio attraverso le cosiddette configurazioni locali che nasceranno all’interno delle cabine primarie dell’infrastruttura elettrica, alle quali spetterà la gestione dei rapporti tra produttori di energia, prosumer (soggetti che producono e consumano) e consumatori (cittadini, enti etc.). Nelle intenzioni delle associazioni promotrici c’è quella di realizzare almeno dieci impianti (e quindi dieci configurazioni locali) da 1 megawatt di energia ciascuno. Ma le possibilità di ampliamento sono significative se si tiene conto che, dietro al progetto, ci sono ben 15 studi di fattibilità per altrettante Cer locali, realizzati nel 2024 grazie al supporto economico della Cciaa dell’Umbria, che ieri, per bocca del presidente Giorgio Mencaroni e del segretario Federico Sisti presenti all’evento, ha annunciato l’intenzione di emanare un nuovo bando per sostenere la fase di start-up delle Cer realizzate dalle imprese, che in molti territori presenteranno complessità particolari.
Con la nuova normativa nazionale si è aperto il percorso che ridisegnerà il sistema energetico, puntando sulla produzione di energia di prossimità, riavvicinando quindi la produzione al consumatore finale. In questo quadro le Cer potranno beneficiare dei fondi del Pnrr, quantificabili in finanziamenti a fondo perduto del 40% per la realizzazione di impianti nei Comuni sotto i 5mila abitanti. A questi si sommerà, anche per i Comuni più grandi, una tariffa incentivante di durata ventennale legata all’energia condivisa all’interno della Cer.
«Stiamo scommettendo su una Cer regionale – ha affermato Michele Carloni, presidente di Cna Umbria – come una grande opportunità grazie alla risorse pubbliche di cui potranno beneficiare le imprese umbre, sia che partecipino come produttori che come consumatori dell’energia». «Per realizzare la Cer – ha aggiunto Stefano Lupi, vice presidente di Confcommercio Umbria – è necessario fare sistema tra imprese, cittadini, enti vari. Per questo nel suo regolamento abbiamo previsto norme che garantiscano una sinergia concreta tra i partecipanti, lasciando libera ciascuna configurazione locale di decidere la destinazione degli incentivi che arriveranno». Per Carlo di Somma, presidente di Confcooperative Umbria, «con la Cer regionale potremo contribuire ad aumentare l’attrattività dell’Umbria dal punto di vista della sostenibilità e, soprattutto nei territori più strutturati, si potranno realizzare progetti con finalità sociali e sviluppare una versione evoluta del cosiddetto welfare aziendale». «Gli incentivi sono tanti, ma dobbiamo tenere i piedi ben saldi a terra perché le complessità da gestire sono numerose. Per questo – hanno concluso i rappresentanti delle associazioni promotrici – abbiamo puntato su una Cer di livello regionale, che permette di realizzare importanti economie di scala, a cominciare dai costi di gestione che potrebbero far fallire progetti di dimensioni più contenute».
