Umbria Bisiness Matching 2016, Confindustria Umbria. Centro Fiere di Bastia Umbria (PG)

L’Umbria chiude il primo trimestre 2025 con un saldo negativo di 211 imprese, distribuite in modo identico tra le due province: -162 a Perugia, -49 a Terni. Ma il dato più allarmante arriva dal confronto annuale: rispetto allo stesso periodo del 2024, il numero di imprese attive è sceso di 670 unità. In termini percentuali, è una flessione del -0,74%: la seconda peggiore d’Italia, peggio fa solo il Molise (-0,80%). La media nazionale, nello stesso arco di tempo, si ferma a -0,18%.

Il trimestre gennaio-marzo ha confermato il trend negativo, con un calo dello 0,23%, superiore di quasi cinque volte rispetto al dato medio nazionale (-0,05%). Nell’Italia delle imprese, solo Basilicata (-0,54%), Abruzzo (-0,43%) e Piemonte (-0,33%) registrano un peggioramento maggiore.

Continuano a crescere le società di capitali, ma resta il dominio delle ditte individuali. A calare sono soprattutto le ditte individuali (-0,28%), con un crollo marcato a Terni (-0,68%). In lieve tenuta invece Perugia (-0,05%). Le società di persone arretrano di uno 0,54%.

Le uniche a crescere, ma in continuità con un trend consolidato, sono le società di capitale: +0,54% rispetto al trimestre precedente (contro il +0,7% nazionale), con picchi a Terni (+0,88%).

Nonostante questa crescita, lo squilibrio resta evidente:

  • Ditte individuali: 33.761 in tutta la regione
  • Società di persone: 13.840
  • Società di capitale: 25.460 (il 28,32% del totale)
    • A Terni: 29,9%
    • A Perugia: 27,8%

L’Umbria si inserisce in un contesto nazionale polarizzato: Il trimestre si chiude con -3.061 imprese attive in Italia, ma con segnali di tenuta in alcune aree. Il Lazio, ad esempio, cresce di 1.657 imprese (+0,28%), unico segno più tra le regioni italiane. Il Centro Italia nel complesso tiene (+422), ma Umbria e Marche (-0,30%) restano in difficoltà.

Crollano i comparti più tradizionali:

  • Commercio: -7.627 imprese a livello nazionale
  • Agricoltura: -5.809
  • Manifattura: -2.747

A tenere sono i servizi professionali (+2.795 imprese), immobiliari, assicurativi e consulenziali.

«I dati – dichiara Giorgio Mencaroni, presidente regionale della Camera di commercio – non sono certo buoni e non possiamo più far finta che sia colpa della congiuntura. La nostra struttura economica è ancora troppo legata a micro imprese, spesso individuali, fragili e poco capaci di competere in un’economia globalizzata. Il saldo negativo riflette un problema di fondo: manca l’ossatura imprenditoriale solida su cui costruire sviluppo e innovazione. Il rafforzamento delle società di capitale è un processo in atto da anni, ma non basta. L’Umbria deve puntare con decisione su formazione, digitalizzazione, attrazione di investimenti e giovani talenti, transizione green. Altrimenti continueremo a galleggiare in acque stagnanti».


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