di Daniele Bovi
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Rallenta ma rimane su livelli record il tasso di disoccupazione in Umbria. Secondo il report diffuso venerdì dall’Istat infatti nel primo trimestre del 2013 la percentuale di umbri senza lavoro si attesta al 10,5%. Un dato (inferiore alla media nazionale e a quella del Centro Italia) in flessione rispetto all’11,4% degli ultimi tre mesi del 2012 ma in crescita se si guarda all’inizio del 2012 (9,8%). Secondo le tabelle dell’Istituto nazionale di statistica nella regione i disoccupati sono complessivamente 42 mila, 4 mila in meno rispetto all’ultima rilevazione ma tre mila in più dei primi tre mesi dell’anno scorso. Guardando alle serie storiche, 42 mila persone in cerca di un’occupazione è il numero più alto (tolti i 46 mila del quarto trimestre 2012) dal 1993.
I numeri Metà di questi sono uomini, 24 mila sono «ex occupati», diecimila sono senza alcun esperienza di lavoro mentre ottomila sono ex «inattivi», ovvero quelli che non lavorano o che provano a cercare un’occupazione. Numeri aggiornati a marzo per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (15-24enni) non ci sono e rimangono quindi fermi al 36% del 2012, mentre in Italia si è arrivati al 41,9%. Ad essere più penalizzati inoltre sembrano essere quelle persone con un livello di istruzione medio-basso: degli oltre 40 mila disoccupati dalle regione infatti (a cui vanno aggiunti i circa 17 mila cassintegrati, con quelli in deroga che tremano per la scarsità di risorse a disposizione), 11 mila hanno una licenza media, 19 mila di scuola superiore mentre i laureati sono settemila. Il 10,5% certificato dall’Istat è un dato in linea con quanto si poteva registrate nel 1996, dopo il record dell’11,4% che non si vedeva dal 1993.
Inattivi e occupati Gli «inattivi» sono invece 179 mila (113 mila sono donne), settemila in meno dello stesso periodo del 2012. Gli occupati poi sono 362 mila (252 mila nei servizi e 95 mila nell’industria), cinquemila in più dei primi tre mesi del 2012. All’interno di questi una buona fetta (64 mila persone, oltre il 17%), lavorano con un contratto part-time e sono perlopiù donne (50 mila). Questo quadro in percentuali si traduce con un tasso di occupazione nella fascia d’età che va dai 15 ai 64 anni che è pari al 61,5% nel primo trimestre 2013, sostanzialmente stabile rispetto al 2012.
Riommi: luci e ombre «Un quadro di luci e ombre – commenta l’assessore regionale allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi – in cui emerge un incremento di 5mila occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente». «Un dato confortante in valore assoluto e in valore percentuale – sottolinea – e che rappresenta la miglior performance rispetto a tutte altre regioni italiane, in una condizione in cui solo 4 di esse hanno fatto registrare dati positivi su questo versante. Un dato che appare positivo – aggiunge – anche alla luce del fatto che ne hanno beneficiato principalmente le donne, tra le più svantaggiate, ancorché il tutto si realizzi in un contesto di forti asimmetrie settoriali. Infatti, a crescere sono stati soprattutto i settori del commercio e dei servizi, mentre dati segnali negativi continuano a pervenire dall’industria e dalla manifattura, confermando un trend preoccupante, e soprattutto dal settore delle costruzioni».
Primi segnali di inversione «La crescita delle forze lavoro e del tasso di attività – prosegue Riommi – ha prodotto, inoltre un fenomeno che potrebbe sembrare in contraddizione rispetto al dato positivo sull’occupazione, e cioè un incremento del tasso di disoccupazione che si colloca tuttavia al 10,5%, ben al di sotto della media delle regioni del Centro Italia (11,5%) e del dato nazionale (12,8%). Anche la lettura in controluce di un dato comunque non positivo, sembra far emergere una tendenza di fondo legata al maggior numero di persone che cercano lavoro come esito di un mercato che sembra offrire maggiori opportunità rispetto al passato». «Vogliamo essere fiduciosi – conclude l’assessore – rispetto a una condizione di complessiva difficoltà del sistema produttivo che tuttavia appare mostrare i primi segnali di inversione di tendenza».
