di Chiara Fabrizi

Cresce la povertà relativa in Umbria. A certificarlo è l’Istat che il 14 ottobre ha fornito un aggiornamento al 2024 sulle difficoltà economiche crescenti degli italiani, stretti tra stipendi che non crescono, carrello della spesa sempre più costoso e bollette per la fornitura di servizi che non danno tregua.

In questo quadro, l’unico dato regionale fornito dall’Istat è quello della povertà relativa, che in Umbria nel 2024 ha superato l’8 per cento, attestandosi precisamente all’8,4 per cento. Il dato è in crescita rispetto all’anno precedente, quando si era fermato al 7,7 per cento. Il dato umbro è inferiore alla media del Paese, che si attesta al 10,9 per cento, con l’incidenza massima del 24,3 per cento in Puglia e la minima al 4,1 per cento in Valle d’Aosta, ma è superiore al tasso medio del Centro Italia, che è del 6,5 per cento e risulta stabile rispetto all’anno precedente. Peggio di noi nel Centro Italia fanno soltanto le Marche, dove a fare i conti con la povertà relativa è l’11,9 per cento della popolazione, nel 2023 era l’11 per cento. Molto distanti, invece, le incidenze della Toscana, che si attesta al 5,3, a fronte del 5 per cento del 2023, e del Lazio, dove il tasso di povertà relativa è del 5,7 per cento, peraltro in flessione rispetto al 6,1 per cento del 2023.

L’Istituto statistico classifica come povere in termini relativi le famiglie che hanno una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia di povertà relativa, che si differenzia per numero di componenti: in particolare è di 730 euro per le famiglie composte da una sola persona; di 1.218 euro per due componenti; di 1.620 per tre; di 1.985 euro per quattro; fino ad arrivare ai 2.923 euro per famiglie da 7 o più persone.

Fornita per macro aree nazionali, invece, la fotografia della povertà assoluta, che nel 2024 si stima colpisca oltre 2,2 milioni di famiglia, pari all’8,4 per cento di quelle residenti, per un totale di 5,7 milioni di persone. L’incidenza cresce sensibilmente fino al 30,4 per cento per le famiglie composte da almeno un cittadino straniero e lievita ulteriormente, raggiungendo il 35,2 per cento, nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri, mentre scende al 6,2 per cento per le famiglie composte solamente da italiani.

Venendo al quadro per macro aree, l’Istat spiega che, come solito, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si mantiene più alta nel Mezzogiorno, dove coinvolge oltre 886 mila famiglie pari al 10,5 per cento; seguita dal Nord Ovest con 595 mila famiglie pari all’8,1 per cento; e dal Nord Est con quasi 395 mila famiglie pari al 7,6 per cento. Per l’Istat il Centro Italia si conferma la zona geografica con l’incidenza più bassa di povertà assoluta, che affligge comunque 349 mila famiglie pari al 6,5 per cento. Anche in questo caso la povertà assoluta è determinata per soglie di spesa che variano per dimensione e composizione anagrafica dei componenti della famiglia, per regione e per tipo di comune di residenza: in Umbria nel 2023 la soglia di povertà assoluta per un nucleo con un solo componente era fissata in una spesa pari o inferiore a 820 euro in un grande comune, che in un piccolo comune sale a 840 euro.

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