Perugia dà segnali di vivacità, ma non riesce a trasformare il movimento in un vero avanzamento. Le imprese lavorano, assumono e sembrano reagire, ma il quadro d’insieme restituisce l’immagine di una città che produce energia senza riuscire a convertirla in valore. È quanto emerge dai dati elaborati dalla Camera di Commercio dell’Umbria, numeri che presi singolarmente appaiono persino rassicuranti, ma che letti nel loro insieme delineano un sistema economico che cresce senza rafforzarsi.
Nel terzo trimestre del 2025 le imprese attive sono 13.964, con una dimensione media di 4,5 addetti. Si tratta di un dato superiore alla media regionale e in linea con quella nazionale. Anche l’andamento dell’ultimo decennio conferma una tenuta complessiva, con un aumento costante degli addetti e un incremento dell’8,5% rispetto al 2015, un ritmo più veloce dell’Italia e dell’Umbria. Il tessuto produttivo risulta vivo, almeno sul piano quantitativo.
Particolarmente significativo è il dato sulle imprese di capitali. Nel 2024 il valore della produzione medio supera i 6,2 milioni di euro, quasi il doppio della media nazionale. La crescita rispetto all’ultimo anno pre-Covid è del 47,2%, un risultato che testimonia la capacità di molte aziende di riposizionarsi sui mercati. Eppure, dietro questi segnali incoraggianti emerge un problema strutturale: la redditività troppo bassa. L’Ebitda margin si ferma al 6,5%, contro il 9,3% dell’Italia e il 9% del Centro, un divario che limita gli investimenti e rallenta l’innovazione. Il margine operativo delle imprese perugine è stabilmente più basso rispetto a quello nazionale e regionale dal 2019, e questo impedisce quel salto competitivo atteso da anni.
Accanto alla debolezza dei margini si registra una trasformazione profonda della composizione del sistema imprenditoriale. Tra il 2015 e il 2025 la manifattura perde il 12,1% delle attività e il 5,4% degli addetti. Le costruzioni calano del 7,2% in termini di imprese ma aumentano gli occupati. Il commercio arretra del 18,5% nelle attività e del 4,5% negli addetti, mentre i trasporti perdono un quarto delle imprese attive. A crescere sono invece i servizi. Le attività artistiche, sportive e di intrattenimento aumentano del 44,5%. Quelle sanitarie e di assistenza sociale crescono del 37,2%, spingendosi da 1.468 a 2.473 imprese. Il turismo segna un incremento del 15% degli addetti, e le attività immobiliari mostrano un +20% in termini di imprese.
È la fotografia di una città che si sposta dai settori produttivi tradizionali verso quelli dedicati ai servizi alla persona, al tempo libero, alla cura, al turismo e al mercato immobiliare. Una metamorfosi che racconta una Perugia sempre più orientata alla domanda interna e sempre meno legata alle catene del valore globali.
Il sistema si muove, ma non si rafforza. Crescono gli addetti, si espande il fatturato, cambia la composizione del tessuto produttivo. Resta però il nodo della redditività, che impedisce al territorio di trasformare la crescita in sviluppo stabile. La sfida dei prossimi anni è quella di spostare il baricentro dal volume alla produttività, dalla quantità alla qualità. Solo trattenendo valore si può generare una crescita duratura e dare a Perugia quello slancio competitivo che, da troppo tempo, continua a mancare.
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: «Questi numeri confermano che Perugia ha energie, competenze e una vitalità imprenditoriale che non si è mai spenta, ma mostrano anche quanto sia urgente trasformare questa vivacità in valore stabile. Non basta crescere in quantità: dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di far crescere qualità, produttività e redditività. Le aziende stanno dimostrando una capacità di adattamento notevole, ma serve un contesto che renda gli investimenti più sostenibili e gli sforzi più remunerativi. Come Camera di Commercio continuiamo a lavorare su dati, servizi e strumenti che aiutino le imprese a orientarsi, innovare e rafforzarsi. È su questo terreno che si misura la competitività di un territorio e la sua capacità di trattenere talenti, lavoro e opportunità. Perugia può fare di più e meglio: i dati lo indicano con chiarezza, e ora occorre agire con lucidità, continuità e visione, perché il futuro economico della città si costruisce adesso, non domani».
