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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 00:43

Imprese al femminile in Umbria, leggera flessione nel 2020: «Covid ha frenato la crescita»

I dati della Camera di Commercio in vista della Festa della Donna: 20.500 aziende ‘rosa’ contro le 20.568 del 2019. Terni fa meglio di Perugia

La Camera di commercio di Terni

In Umbria al 31 dicembre 2020 le imprese attive guidate da donne sono 20.500 su un totale di 79.906 aziende operanti in regione, in lieve flessione rispetto al 2019 (20.568) e al 2018 (20.677). E’ uno dei dati emersi dalla fotografia in bianco e nero scattata dalla Camera di Commercio dell’Umbria. In vista dell’8 marzo, Giornata Internazionale della donna, l’ente camerale umbro diffonde alle Istituzioni, agli stakeholder e agli altri decision maker, un focus sul sistema imprenditoriale a guida femminile.

Il quadro nazionale Il tessuto imprenditoriale italiano vede un’interessante presenza di imprese femminili: al 4° trimestre 2020 le aziende attive sono 1.164.683, pari a circa il 22% del totale delle imprese. Si tratta di una imprenditoria, a confronto con quella non femminile, prevalentemente più piccola di dimensione, più presente nel Mezzogiorno, più giovane, guardando sia agli imprenditori under 35 sia all’età dell’impresa. I settori a maggior presenza di donne sono quelli legati alla sanità e assistenza sociale, manifattura moda, istruzione e turismo e cultura, mentre dal punto di vista geografico le regioni più femminili sono Molise, Basilicata e Abruzzo per il Mezzogiorno, Umbria, Toscana e Marche per il Centro, e Valle d’Aosta per il Nord. Prima dell’arrivo del Covid (fonte Unioncamere indagine al 31 dicembre 2019 ndr) , negli ultimi 5 anni, dal 2014 al 2019, le imprese femminili italiane sono aumentate maggiormente rispetto a quelle maschili: +2,9% (+38.080 in valori assoluti) contro +0,3% (+12.704). Stesso trend in Umbria dove le imprese femminili umbre sono cresciute per numero più di quelle maschili, ma lo scoppio della pandemia ha frenato questo dinamismo. Rispetto alle imprese maschili, quelle femminili dimostrano a seguito della crisi maggiori problemi di liquidità (38% contro il 33% degli uomini), di approvvigionamento delle forniture e di accesso al credito. Per questo hanno chiesto di accedere alle misure di ristoro più delle imprese maschili (28% contro il 20%) e chiedono aiuti per accedere al credito, oltre che supporto per la digitalizzazione. «Che la crisi economica innescata dalla pandemia colpisca in Italia soprattutto le donne, è un dato ormai acquisito – ci tiene a precisare il Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – gli esperti ci ripetono che tra i lavori più esposti e a rischio vi sono molte mansioni ricoperte per lo più da donne, ma anche sulla popolazione femminile ricadono in gran parte gli effetti collaterali delle nuove modalità di studio dei figli (la didattica a distanza) e di lavoro (lo smartworking). Non ci coglie di sorpresa pertanto il dato diffuso da Unincamere che conferma come anche nel mondo dell’imprenditoria l’impatto del Covid-19
ha picchiato più duro sulle realtà a guida femminile».

Il focus regionale In Umbria al 31 dicembre 2020 le imprese attive guidate da donne sono 20.500 su un totale di 79.906 aziende operanti in regione, in lieve flessione rispetto al 2019 (20.568) e al 2018 (20.677). Il tasso di femminilizzazione dell’Umbria si colloca al di sopra della media nazionale dove il tasso è fermo al 22%. In regione infatti le imprese femminili registrate pesano per il 24,9%. Negli ultimi tre anni le imprese femminili hanno dunque dimostrato un buon dinamismo, contenendo la riduzione allo 0,9%. Trend trainato in realtà dalla componente più strutturata del sistema imprenditoriale, ossia le società di capitali, che nel triennio in analisi, crescono quasi dell’8%
(7,9%), mentre sono in sofferenze le società di persone (-4%) e le ditte individuali (-2,2%). La composizione settoriale non subisce scossoni tra il 2018 e il 2020. Il settore agricolo rappresenta il primo comparto per numero di imprese femminili attive, sono 5.442. Secondo comparto è il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso con 5.098 aziende operanti, 2.136 sono “le altre attività di servizi”, che comprendono le attività di riparazione di beni, di cura alla persona (tra cui le professioni di parrucchiera, estetista), 1936 sono le attività legate ai servizi di alloggio e ristorazione. L’identikit dell’imprenditrice umbra Le imprenditrici operanti in Umbria sono al 31 dicembre 2020 sono 37.480 e rappresentano il 31,1% del totale dei capitani d’impresa (120.247). Oltre la metà di loro ha tra i 50 e i 69 anni, oltre 14 mila hanno tra i 30 e i 49 anni e rappresentano il 33% di chi fa impresa in questa fasci d’età. Una quota non irrilevante di imprenditrici, ossia il 31% fra tutti gli imprenditori attivi in regione, ha oltre 70 anni (5.155 in valore assoluto).

Il focus provinciale Tra le due province umbre si registra un andamento opposto. Nel capoluogo il dinamismo imprenditoriale femminile ha subìto una contrazione piuttosto marcata, infatti tra il 2018 e il 2020 hanno chiuso i battenti oltre 200 aziende in rosa. Si attestavano a 15.646 nel 2018, mentre il 2020 si è chiuso con 15.445 aziende operanti in provincia di Perugia. In provincia di Terni si registra invece una sostanziale tenuta (5.031 le imprese rosa al 31 dicembre 2018 , due anni dopo, nonostante la pandemia, l’anno si chiude con 5.055 aziende attive sul territorio). Le aziende che hanno reagito meglio alla crisi sono state quelle operanti nei servizi di informazione e comunicazione che sono cresciute a Perugia dell’8%, seguono le imprese femminili attive nella sanità e nell’assistenza sociale (+7%). Per quanto riguarda i settori giuridici, in entrambe le province sono le ditte individuali, la forma di impresa più diffusa. Imprese scarsamente capitalizzate e meno strutturate. A Perugia su 15.445 attive, oltre 10mila sono ditte individuali (10.578), a Terni sono 3.493 su 5.055. Si registra tuttavia nel triennio in analisi, una incoraggiante crescita delle società di capitali in entrambe le province, ma la crescita più marcata è nel capoluogo che in tre anni guadagna il 7,3% in più di società di capitali. “Questa analisi dimostra ancora più chiaramente che ora come non mai, il tema dell’impresa femminile e del sostegno alla sua natalità, vada rimesso al centro” – sottolinea il Presidente Mencaroni – e su questo terreno il sistema camerale dispone di diversi asset di azione, vorrei qui ricordare il network delle Camere di commercio europee che anche coerentemente agli orientamenti dell’Esecutivo europeo è in prima fila nella promozione dell’imprenditorialità femminile e della parità di genere con la creazione di reti, la realizzazione di programmi di mentoring e training, l’organizzazione di eventi tematici, noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

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