Agricoltori sul piede di guerra per l'Imu sui fabbricati rurali

Imu più leggera per le aziende agricole della regione. Il consiglio regionale dell’Umbria, nella seduta di venerdì, ha approvato all’unanimità una mozione che ha come obiettivo proprio quello di mitigare l’impatto dell’Imu sulle imprese agricole. L’atto impegna la giunta regionale ad attivarsi presso governo e parlamento, «affinché modifichi l’attuale modulazione dei moltiplicatori prevista per i terreni agricoli determinata dall’entrata in vigore dell’Imu». Nel documento si sollecita inoltre l’Anci nazionale «a intervenire verso i Comuni affinché siano adottate le delibere con le quali si applicano le aliquote più basse, al fine di salvaguardare l’interesse dell’impresa agricola a non essere colpita pesantemente nell’esercizio della sua attività economica».

Mitigare l’impatto Il contenuto della mozione approvato dall’aula è stato proposto dalla Conferenza dei presidenti dei consigli regionali d’Italia, che lo ha approvato nell’assemblea plenaria del 27 gennaio scorso. Nei giorni scorsi poi, in un’intervista a Umbria24, era stato il direttore della Confagricoltura regionale, Alfredo Monacelli, a sollevare il  caso portando alla luce le proteste degli agricoltori: «La pressione fiscale – spiegava Monacelli – diventerà insostenibile per gli addetti ai lavori». Nel documento della Conferenza si sottolinea la necessità prioritaria per il settore agricolo di mitigare l’impatto dell’Imu, sia per quanto riguarda gli elementi quantitativi della fiscalità aggiuntiva, sia per quanto riguarda le modalità applicative, che rischiano di introdurre elementi di incertezza e di disparità di applicazione, a seconda dei territori comunali.

Serve una distinzione Si rileva poi l’esigenza, ai fini della assoggettabilità ad una fiscalità ordinaria del settore primario, di distinguere chiaramente chi fa impresa agricola e utilizza i beni produttivi per esercitare una attività economica che produce reddito e occupazione da chi utilizza il fattore «terra» come semplice investimento finanziario. La normativa nazionale assegna ai Comuni il potere di ridurre le rispettive aliquote fino ad arrivare, nel caso specifico dei fabbricati rurali, ad una riduzione del 50 per cento.

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