Un lavoratore (foto archivio)

La Corte di Cassazione ha stabilito che i datori di lavoro non possono versare il Tfr ogni mese in busta paga, salvo casi eccezionali previsti dalla legge. Secondo la sentenza, il Tfr deve restare una somma che il lavoratore riceve solo alla fine del rapporto di lavoro, a meno che non si verifichino condizioni particolari che giustificano un’anticipazione, come spese sanitarie o acquisto della prima casa, e comunque solo una volta e per una parte dell’importo maturato.

Il pagamento mensile del Tfr, anche se concordato tra azienda e lavoratore, non è valido perché snatura la funzione di risparmio differito che la legge attribuisce a questa somma. La Cassazione chiarisce che non basta un semplice accordo: serve una motivazione specifica e riconosciuta dalla normativa

In sintesi, la Cassazione rafforza la tutela del Tfr come garanzia per il futuro del lavoratore, impedendo che venga utilizzato come integrazione abituale dello stipendio mensile

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