di Daniele Bovi

È improntata a un «pessimismo speranzoso» l’analisi della direttrice della filiale di Perugia della Banca d’Italia, Miriam Sartini, che questa mattina a Perugia ha presentato l’aggiornamento congiunturale sull’andamento dell’economia regionale. «Un pessimismo speranzoso – ha spiegato – a causa di una serie di fattori esogeni. Con la pandemia sullo sfondo ora a preoccupare c’è soprattutto la guerra in Ucraina, e fare previsioni è molto difficile». Una nuova crisi che comunque impatta su un sistema di imprese e bancario «più robusto rispetto al passato».

VIDEO – L’ANALISI DI BANKITALIA

L’analisi Per quanto riguarda i primi nove mesi del 2022 «l’attività economica umbra ha continuato a crescere in misura sostenuta, favorita – spiega la Banca – da una domanda robusta in tutti i principali settori». Il Pil è cresciuto in linea con la media nazionale (+5,5 per cento) ma «il progressivo deterioramento delle condizioni di offerta (vedi essenzialmente la guerra in Ucraina e i prezzi dell’energia, ndr) e l’inflazione eccezionalmente alta – continuano i ricercatori dell’istituto – hanno tuttavia peggiorato profondamente le aspettative di imprese e famiglie e rappresentano un forte freno al futuro sviluppo del prodotto regionale». Uno scenario nel quale non manca però qualche «dato sorprendente», come il fatto che nonostante tutto «l’Italia continua a crescere; ci aspettavamo segnali di frenata – dicono da Bankitalia – che però per ora non ci sono». Un sistema che quindi nel complesso «regge» nonostante non manchino segnali negativi.

Le aziende Partendo dalle imprese, la «robusta ripresa» prosegue anche nel 2022: il 31 per cento delle aziende segnala un aumento delle ore lavorate e un significativo recupero del fatturato, sul quale ha inciso però l’aumento dei prezzi di vendita. Quelli dell’energia sono arrivati ormai a pesare più di un decimo dei costi totali per un’impresa su tre, un dato quasi triplicato rispetto a un anno fa. A fronte di ciò le aziende hanno reagito essenzialmente aumentando i prezzi: una su dieci ha deciso di diminuire la produzione e un 25 per cento ha visto assottigliare i propri margini. «E proprio la compressione di questi margini – hanno spiegato i ricercatori – preoccupa in particolare le realtà più piccole e meno strutturate, con il rischio di uno stop delle attività per alcune». Strategie che non muteranno nei prossimi mesi, anche se si segnala un aumento delle aziende decise a rinegoziare i contratti di fornitura dell’energia e a incrementare l’autoproduzione. Tutto ciò si traduce anche in una ulteriore diminuzione degli investimenti.

Export e servizi Segnali positivi arrivano dall’export, con una crescita del 35 per cento che però in termini reali, tenendo conto cioè dei prezzi, è dell’11,3 per cento, con metalli e meccanica che come sempre forniscono il contributo maggiore. Del 25 per cento è invece l’aumento delle ore lavorate in edilizia tra incentivi (a fine ottobre gli investimenti ammessi a detrazione legati al Superbonus sfioravano il miliardo di euro), ricostruzione post terremoto e un buon andamento delle compravendite. Venendo invece al terziario, anche qui la c’è un recupero robusto, legato ovviamente all’impatto minore della pandemia. Due terzi delle imprese nel 2022 hanno aumentato le vendite, mentre le presenze turistiche sono tornate su livelli simili a quelli del 2019, soprattutto grazie al ritorno degli stranieri (presenze più che raddoppiate), arrivati anche grazie all’aeroporto dove i numeri hanno superato il picco del 2015 nonostante il numero inferiore di tratte. A breve termine però le aspettative del settore (in particolare per commercio al dettaglio e turismo) sono negative, soprattutto per il calo del reddito reale delle famiglie a causa dell’inflazione; anche qui poi il calo del investimenti sarà consistente nel 2023 (-35 per cento).

Il lavoro Venendo al mercato del lavoro, dopo un parziale recupero nel 2021 l’occupazione è rimasta pressoché stabile in Umbria, a fronte di una crescita registrata in Italia del 3,6 per cento. Il salo tra attivazioni e cessazioni è inferiore di oltre mille unità rispetto al 2021, con una crescita però dei contratti a tempo indeterminato soprattutto grazie alle trasformazioni. In generale nella regione si segnala una ulteriore diminuzione degli autonomi, che ormai sono meno del 20 per cento del totale degli occupati, a fronte di una crescita dei dipendenti. Segno meno poi anche per le persone in cerca di un lavoro (-8,7 per cento, a cui si accompagna come ovvio una flessione del tasso di disoccupazione, arrivato al 6,7 per cento), dato su cui secondo Bankitalia influiscono molti fattori: «Dal fenomeno delle dimissioni volontarie – è stato spiegato giovedì – al fatto che magari c’è chi decide di non rimettersi subito sul mercato, aspettando un’offerta migliore, senza dimenticare gli scoraggiati». In generale, però, la Banca nota «un maggiore dinamismo del mercato del lavoro, in linea con il quadro nazionale».

Le famiglie «Qualche nuvola» e uno scenario «a tinte fosche» per le famiglie soprattutto a causa dell’inflazione. I consumi sono in crescita ma con una dinamica inferiore rispetto al 2021: questo non solo a causa dell’aumento dei prezzi ma anche di un clima di fiducia peggiorato in particolare a causa della guerra. Da segnalare poi il vero e proprio crollo delle immatricolazioni: -23 per cento nei primi nove mesi dell’anno anche a causa delle difficoltà di approvvigionamento di alcune componenti. In questo contesto, la crescita dei salari è stata contenuta, non adeguandosi quindi all’inflazione (proprio nelle scorse ore il governatore della Banca d’Italia ha messo in guardia a proposito dei rischi connessi a una spirale inflazionistica). Da notare in questo contesto la diminuzione dei beneficiari di reddito e pensione di cittadinanza: meno di 10 mila le famiglie umbre coinvolte, pari al 2,6 del totale a fronte di una media nazionale quasi doppia. Un po’ di sollievo, a proposito di costi energetici, è arrivato grazie ai diversi bonus, dei quali ha usufruito il sette per cento delle famiglie umbre.

Il credito Per queste ultime nei primi sei mesi dell’anno l’indebitamento è aumentato del 4,2 per cento, con una crescita sia per il credito al consumo che per i mutui, i cui tassi sono sensibilmente incrementati. Sul fronte bancario, nel primo semestre i prestiti al sistema economico in generale sono cresciuti, sia per le famiglie che per le imprese, specialmente per le più grandi mentre per le piccole c’è un calo dell’1,5 per cento. Manifattura e servizi sono i settori che ne hanno richiesti di più e anche in questo caso, come nell’export, il peso dell’acciaio ternano è notevole: se nel complesso l’accelerazione del credito è del 6,7 per cento nella prima parte dell’anno, togliendo questa componente si scende a meno del quattro.

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