di Maurizio Troccoli
Amazon accelera sulla robotica e guarda a un futuro in cui il lavoro umano sarà in larga parte sostituito da macchine «collaborative». È questo lo scenario delineato dal Corriere della Sera sulla base di un’inchiesta del New York Times che cita documenti interni della multinazionale fondata da Jeff Bezos. Nei piani presentati ai vertici del gruppo, l’automazione dei magazzini e della logistica potrebbe portare, entro il prossimo decennio, alla sostituzione di oltre mezzo milione di addetti nel mondo.
Non si tratterebbe, secondo la definizione usata internamente dall’azienda, di licenziamenti, ma di una «razionalizzazione tecnologica» del lavoro, guidata da robot definiti «cobot», cioè collaborative robots, progettati per interagire con l’uomo piuttosto che rimpiazzarlo del tutto. Amazon, interpellata dal New York Times, ha precisato che quei documenti «rappresentano la visione di una divisione» e non la strategia ufficiale del gruppo, ricordando che per la stagione natalizia 2025 sono comunque previste 250 mila nuove assunzioni a livello globale.
Prima ancora di addentrarci a quanto sta accadendo è bene ricordare che ogni innovazione tecnologica ha portato cambiamenti. E’ accaduto anche che fossero meno impattanti di quanto si pensasse. Ad esempio con i bancomat si è parlato a lungo della sostituzione dei cassieri agli sportelli bancari. Cosa che è avvenuta ma in maniera ridotta rispetto a quanto largamente previsto, ma contemporaneamente è avvenuto anche il cambio di funzioni da cassiere a una sorta di consulente del dipendente di banca.
Dietro la distinzione semantica — “cobot” invece di “robot”, “tecnologia avanzata” invece di “automazione” — si nasconderebbe secondo gli articoli di oggi, una strategia industriale ben precisa: ridurre progressivamente la dipendenza dal lavoro umano nei centri logistici. Il quotidiano americano scrive che entro il 2027 Amazon punta a evitare 160 mila nuove assunzioni negli Stati Uniti, e che entro dieci anni «potrebbe non avere più bisogno di oltre 600 mila persone» a livello mondiale.
In Italia Amazon è presente dal 2010 e conta oggi oltre 19 mila dipendenti a tempo indeterminato (dato dichiarato dall’azienda nel bilancio 2024). La rete logistica nazionale comprende 12 centri di distribuzione, 4 centri di smistamento, 17 depositi di consegna e 2 centri di assistenza clienti. Nel 2023 la società ha investito in Italia circa 900 milioni di euro, portando il totale dal 2010 a oltre 16,9 miliardi. Non esiste, nelle comunicazioni ufficiali, una ripartizione regionale della forza lavoro. Tuttavia, per quanto riguarda l’Umbria, l’unico sito operativo attivo è quello di Magione (Perugia), inaugurato nell’autunno del 2023.
Il centro di smistamento di Magione si estende su quasi 5 mila metri quadrati coperti e serve il territorio umbro e parte della Toscana. Secondo le informazioni fornite da Amazon al momento dell’apertura, il sito ha generato 56 posti di lavoro a tempo indeterminato per operatori di magazzino direttamente assunti da Amazon Italia Transport e 104 addetti all’autotrasporto impiegati da società di consegna partner. Le assunzioni complessive legate all’apertura del polo — tra personale diretto e indiretti — si attestano quindi intorno alle 160 unità. Non risultano ulteriori sedi o filiali di Amazon sul territorio umbro.
L’impianto di Magione rientra nella categoria dei depositi di smistamento di piccole dimensioni: non è un hub di stoccaggio o un centro di distribuzione automatizzato, ma un nodo logistico in cui i pacchi arrivano dai magazzini principali e vengono riorganizzati per la consegna finale. Proprio per questa funzione intermedia, tali siti sono più esposti ai futuri processi di automazione, che riguardano la movimentazione e la preparazione dei carichi.
Nel modello attuale, ogni centro come Magione impiega decine di operatori per il prelievo, la scansione, la tracciabilità e la gestione manuale dei flussi di pacchi. L’introduzione di robot mobili e di sistemi di visione artificiale permetterebbe di automatizzare fino al 70% di queste operazioni, secondo le stime del World Economic Forum sul settore della logistica pubblicate nel 2024. In questo scenario, Amazon potrebbe ridurre nel tempo la necessità di nuovi operatori manuali, compensando con figure tecniche specializzate nella gestione dei cobot e nella manutenzione dei sistemi automatizzati.
Per un territorio come l’Umbria, dove il tasso di occupazione complessivo è del 63,7% (Istat 2024) e dove la logistica rappresenta meno del 3% del valore aggiunto regionale, anche una riduzione marginale del personale di Amazon avrebbe un impatto significativo in proporzione alla scala economica locale.
Il rischio maggiore, secondo gli economisti che studiano la “transizione automatizzata” (Banca d’Italia, rapporto 2024), non è la perdita immediata di posti di lavoro, ma la mancata creazione di nuovi: i sistemi automatizzati riducono la necessità di ampliare l’organico, limitando la capacità occupazionale futura del comparto. Se nei prossimi anni Amazon dovesse introdurre i «cobot» anche nei centri minori, l’effetto più probabile in Umbria sarebbe la stabilizzazione dell’organico attuale, senza ulteriori assunzioni. A medio termine, l’impatto potrebbe tradursi in una richiesta di competenze diverse, con un aumento di tecnici manutentori, programmatori di robot e addetti alla diagnostica dei sistemi automatici.
Per affrontare questo scenario, la leva principale sarà la formazione professionale. L’università di Perugia e gli istituti tecnici superiori (Its Umbria Academy) già offrono corsi su logistica 4.0 e robotica industriale, ma servirà un collegamento più diretto con le imprese per adeguare i profili ai nuovi standard. Amazon nega che esista un piano globale di riduzione del personale e continua a investire in infrastrutture logistiche in Europa, ma la tendenza alla automazione spinta è confermata da numerosi segnali: nel 2024 la società ha installato oltre 750 mila robot operativi nei magazzini di tutto il mondo, contro i 200 mila del 2019 (fonte: Amazon Global Robotics Division).
In questo quadro, l’Umbria potrebbe trovarsi in una posizione intermedia: non teatro di tagli, ma neppure destinataria di nuova occupazione di massa. Il centro di Magione resterà verosimilmente stabile, ma difficilmente crescerà come numero di addetti.
Il futuro dell’occupazione nella logistica umbra dipenderà dalla capacità delle istituzioni regionali di intercettare la transizione tecnologica, evitando che l’arrivo dei robot — o dei “cobot”, come preferisce Amazon — si traduca in una progressiva desertificazione del lavoro manuale.
