di Maurizio Troccoli

San Faustino, Fiuggi, Sangemini, che arsura. E già… i tre noti marchi lasciano a bocca asciutta gli operai. Dopo l’annunciata crisi della San Faustino, arriva la comunicazione del 50% di esuberi alla Fiuggi, mentre c’è preoccupazione per gli stabilimenti della Sangemini, che possa succedere quanto già avvenuto per l’acqua gemella (la Fiuggi è del gruppo Sangemini).

La verde umbra non fa venire più sete? Le cose non starebbero proprio così, almeno secondo il parere dei sindaati. Nei giorni scorsi Umbria24.it illustrava la situazione che travolge la nota azienda San Faustino, facendo emergere – come hanno raccontato gli addetti ai lavori che di questa azienda ne conoscono la storia ma anche le scelte strategiche attuali –  come a pagare la crisi di quessta azienda siano principalmente i lavoratori poiché con la nuova gestione si sarebbe optato per logiche di profitto, tralasciando invece una idea di impresa legata agli investimenti.

Esuberi alla Fiuggi Non bastasse quella di crisi, è di oggi la notizia degli esuberi alla Fiuggi. Ecco cosa dice il sindacato: «Alla Fiuggi sono stati comunicati ufficialmente gli esuberi, che riguardano il 50% degli addetti. Lo stabilimento è da giorni in stato di agitazione, con sciopero e blocco dei cancelli. Il nostro timore – spiega Pierluigi Cecchini, della segreteria provinciale della Uila-Uil di Terni – è che il prossimo provvedimento, analogo nella sostanza dei fatti, riguarderà lo stabilimento della Sangemini. Un epilogo, questo, annunciato da voci ricorrenti, secondo le quali mancherebbe la volontà di rilanciare l’azienda. La situazione – sottolinea Cecchini – non è decifrabile: è come se si volesse tenere nascosta la realtà dei fatti».

E le istituzioni? Dura critica anche nei confronti delle istituzioni locali: «Siamo ancora in attesa che venga convocato un tavolo istituzionale al quale prendano parte tutte le parti in causa. Non riusciamo però a capire i motivi per cui questo importante appuntamento continua ad essere sempre rimandato». Insomma a complicare la situazione e a preoccupare maggiormente i lavoratori c’è l’assenza di segnali da parte delle istituzioni e della politica per trovare soluzione al problema. Sono numerosi i tavoli di crisi aperti per le aziende umbre e questo non fa che complicare l’azione politica per l’individuazione di soluzioni che garantiscano gli organici. Riuscirà il comparto delle acque di qualità umbre a rimanere in casa garantendo il lavoro? Oppure ha ragione chi continua a sostenere che ci sarebbe qualche ricco di turno pronto a mettere le mani su queste aziende ridiscutendo l’intero asset strategico ed occupazionale?

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