«Siamo già attivati per la convocazione di un tavolo istituzionale per capire se si può intervenire su questa scelta». A dirlo, martedì in consiglio regionale, è stato l’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi rispondendo ad un’interrogazione di Andrea Smacchi (Pd) a proposito della vertenza Grifo Latte. Ad ascoltare tutto in aula i dipendenti del magazzino di Ponte San Giovanni che in mattinata si sono radunati di fronte a palazzo Cesaroni. Un magazzino che l’azienda vuole esternalizzare: «Dopo la chiusura dello stabilimento di Osteria del gatto – ha detto Smacchi in aula -, quindi di Amatrice, dopo il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato e adesso anche una lettera che ‘freddamente’ anticipa l’esternalizzazione del magazzino, azzerando le aspettative e le speranze dei dipendenti, forse possiamo dedurre che sta finendo un ciclo e se ne apre uno più difficile, dove viene meno il ruolo anche sociale di questa azienda».
Clima di tensione Smacchi ha parlato anche di «un clima di tensione tale che a qualche dipendente – ha raccontato il consigliere Pd – è stato fatto un ‘ripassino’ per evitare l’adesione allo sciopero dei 18 lavoratori, fra cui 3 categorie protette, che si vedranno arrivare lettere di mobilità e una possibile riassunzione senza garanzie contrattuali e di stipendio». Nel suo intervento Smacchi ha ricordato anche l’intervento da 500 mila euro della Regione (che della Grifo detiene il 21%) per tamponare la crisi dell’azienda. Motivo ulteriore per cui «si chiede a questo ente di contrastare la precarizzazione e i possibili travasi di una riorganizzazione aziendale – ha detto il consigliere -, posto che quello di Ponte San Giovanni non è un magazzino come tanti altri e che in futuro i problemi potrebbero riguardare anche gli altri dipendenti».
Il tavolo Riommi, come accennato, ha spiegato che palazzo Donini è al lavoro per convocare un tavolo (la data è ancora da definire) dove discutere e che il caso di Ponte San Giovanni è fonte di preoccupazione anche per tutti gli altri siti: «Se si tratta di scelta strategica – ha detto -, non vale solo per Ponte San Giovanni, c’è rischio di altre situazioni simili. Non potendo entrare sul versante contrattualistico, proviamo a lavorare per il futuro sulla quantità e sulla qualità della presenza. Abbiamo fatto scelte strategiche investendo sulla filiera del latte per farne un progetto solido, quindi la responsabilità sociale per il futuro va discussa e organizzata. Non si tratta di una semplice crisi aziendale». Secondo Riommi inoltre ci sono da capire molti altri aspetti al di là di quanto succede a Ponte San Giovanni, un insieme «di atti e di comportamenti da chiarire per un’azienda di trasformazione che detiene il 90 per cento del mercato umbro e, come osservato correttamente nell’interrogazione, si pone anche un problema di prospettiva futura».
