Secondo Confcommercio i consumi degli umbri sono calati rispetto al 2000

di Daniele Bovi

Gli umbri hanno smesso di consumare undici anni fa. Potrebbe sembrare un’esagerazione ma così non è visto che secondo lo studio pubblicato lunedì mattina da Confcommercio i consumi reali pro-capite degli umbri sono più bassi non solo di quelli registrati nel 2007 ma, addirittura, di quelli del 2000. La crescita dei consumi cioè, dato che l’analisi prende come anno di riferimento il 1995, è perlopiù concentrata nella seconda metà degli anni Novanta. Per il resto dieci anni a metà tra stagnazione e crisi dei consumi.

Gargagli: situazione difficilissima «La situazione del comparto – commenta Vasco Gargaglia, direttore della Confcommercio della provincia di Perugia – è difficilissima: nella nostra regione si registrano pericolosi scivoloni verso le aree meno dinamiche della penisola». E dopo la flessione fatta registrare nel primo trimestre dell’anno, Gargagli attende, ma senza troppa fiducia, i dati reali del secondo trimestre: «Sorprese positive – dice – non ce le possiamo aspettare». Un altro dettaglio allarmante sta nel fatto che i consumi sono quelli effettuati sul territorio, e che risentono quindi della capacità di ogni regione di attrarre turisti.

Rotolando verso Sud A proposito degli «scivoloni» è poi da notare come i consumi siano inferiori anche a quelli della media del Centro Italia: nel 2007 ogni umbro aveva consumato beni per 14.939 euro, 500 in meno rispetto alla media nazionale e addirittura 1.500 in meno se si guarda al Centro. Numeri, anche qui, che danno l’idea di quelli «scivoloni» verso Sud che Gargagli denuncia. E se nel 2010 e nei primi mesi del 2011 qualche timido segnale di ripresa della fiducia e dei consumi si vede, questi segnali non bastano certo a compensare il biennio terribile di crisi. Tradotto in numeri, se nel 2010 e nel 2011 (stimato) si avrà un aumento complessivo dell’1,9%, siamo ben lontani dal compensare il -3% del 2008 e del 2009.

Il saldo tra vivi e morti A rafforzare le preoccupazioni di Gargagli ci sono anche i numeri della natimortalità delle imprese: tra il primo e il secondo trimestre, nel 2010, il saldo era negativo per 64 unità. Nel 2011, sottolinea Gargagli, siamo già arrivati a meno 121. E la politica, sia quella locale che quella nazionale, non arriva certo a dare una mano. Su quest’ultimo fronte Gargagli denuncia come il ventilato aumento di un punto dell’Iva non stimolerà certo la ripresa; così come la liberalizzazione degli orari produrrà solo più costi e nessun vantaggio per i consumatori.

Servono interventi decisivi Alla politica locale invece Confcommercio chiede quegli «interventi decisivi» che fino ad ora, dice Gargagli, non si sono visti: «Ci indichino – dice – quali sono gli obiettivi di lungo periodo per il nostro settore». Altrettanto invisibili, secondo Gargagli, gli interventi su semplificazione amministrativa, riforme serie e misure per agevolare l’accesso al credito: «Come Confcommercio – conclude – abbiamo chiesto che in Umbria fossero richiesti interventi formativi ad hoc per i neo imprenditori del commercio, anche nei settori in cui oggi non sono obbligatori. In un momento di competizione fortissima, nessuno può improvvisare questa professione; altrimenti si va incontro al rischio concreto di fallimento, con costi molto pesanti per le famiglie e la società nel suo complesso».

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