di Danilo Nardoni
Nel 2023 in Umbria, come in Italia, si assiste a un rallentamento della crescita, con le prospettive per il 2024 che sono «fortemente condizionate» dal perdurare di un quadro di incertezza ma con il Pnrr che resta la «principale leva» su cui poggiare le prospettive di crescita. È questo il quadro macro-economico che emerge dalle anticipazioni della Relazione semestrale sullo stato economico-sociale della regione curata dall’Agenzia Umbria Ricerche (Aur). Che rimarca anche il perdurare dello svantaggio retributivo del lavoro dipendente nel settore privato in Umbria, che nel complesso risulta inferiore dell’11,5 per cento rispetto a quello medio nazionale (dato 2022).
Il Pil Alcuni aggiornamenti relativi al quadro congiunturale e alle prospettive per l’Umbria, come anticipazione del lavoro finale che uscirà a gennaio, sono stati presentati giovedì, alla presenza della presidente della Regione Donatella Tesei, dall’amministratore unico dell’Agenzia, Alessandro Campi, e dai ricercatori seniores Mauro Casavecchia, Elisabetta Tondini e Giuseppe Coco. Le previsioni dell’Istat per l’Italia – è stato spiegato – danno una crescita del Pil dello 0,7 per cento sia per il 2023 sia per l’anno successivo. Per quanto riguarda l’Umbria, le stime più recenti prefigurano un quadro di sostanziale allineamento al quadro nazionale: secondo Aur, il tasso di crescita reale nel 2023 dovrebbe aggirarsi intorno allo 0,6 per cento, per Svimez allo 0,5 per cento.
SVIMEZ: «UMBRIA CRESCERÀ MENO DELLA MEDIA NAZIONALE»
Decelerazione «L’Umbria – ha affermato Campi – si è inserita in questo contesto di decelerazione dell’economia a livello internazionale e ne ha risentito, ma ha tenuto anche per la sua struttura produttiva complessivamente solida». Il rallentamento, da come evidenzia il report, risente della contrazione dell’export, con il venir meno quindi del forte impulso alla crescita economica verificatosi nello scorso biennio proveniente dalla domanda estera. Nei primi nove mesi dell’anno, la dinamica nominale dell’export umbro è stata del -4,5 per cento, quale risultato di una performance del +8,5 per cento della provincia di Perugia e del -26,4 per cento di quella di Terni. Sul fronte della domanda interna, anche gli investimenti non riescono a esercitare un effetto propulsivo sulla crescita, è stato detto ancora. Pertanto, l’unica variabile in grado di contribuire, seppur debolmente, alla crescita del Pil nel 2023 è costituita dalla spesa per consumi delle famiglie.
Il lavoro Sul versante dell’occupazione, invece, la dinamica occupazionale è positiva ma i salari umbri sono bassi rispetto alla media nazionale. I primi nove mesi dell’anno hanno sancito una ripresa del mercato del lavoro nella regione più sostenuta di quella nazionale (+2,8 per cento tendenziale contro 2 per cento), un fattore che ha contribuito a sostenere la domanda delle famiglie. Riguardo alle retribuzioni, isolando i soli lavoratori standard (quelli con contratti a tempo indeterminato full-time retribuiti dal datore di lavoro per un intero anno lavorativo), la retribuzione media annua in Umbria risulta pari a 30.872 euro e quella nazionale a 37.360 euro. «Questo significa che in Umbria si guadagna comunque di meno che in Italia e basse retribuzioni significa anche una scarsa attrattività» hanno spiegato i ricercatori Aur.
I settori Scendendo nel dettaglio settoriale, la relazione rivela che nei primi sei mesi dell’anno l’industria umbra ha registrato una crescita modesta, combinata tuttavia con una sostenuta dinamica occupazionale, nettamente superiore a quella del resto d’Italia. In rallentamento anche l’attività del comparto edilizio, accompagnata anche in questo caso da una crescita occupazionale, in controtendenza rispetto al calo registrato invece a livello nazionale. In flessione la dinamica del settore commerciale, che in Umbria non ha ancora recuperato i livelli occupazionali del 2019 e in più ha perso ulteriori unità di lavoro. Note positive continuano ad arrivare invece dal settore turistico, che nei primi 9 mesi dell’anno ha già superato il livello record di 5,5 milioni di presenze. «Sotto un profilo analitico – è stato infine sottolineato – emerge che il 2023 si candida a essere l’anno migliore di sempre e ha tutti i numeri per avvicinarsi per la prima volta nella storia della regione alla soglia dei 7 milioni. Gli andamenti dei flussi turistici ci mostrano che il settore è in salute e ha ampi margini di incremento».
