di Daniele Bovi
Twitter @Daniele Bovi
Sono peggiori rispetto alla gran parte del resto d’Italia le previsioni per il 2013 delle imprese umbre del settore privato a proposito dell’assunzione di under 30. Secondo il rapporto di Unioncamere pubblicato martedì infatti nel 2013 i giovani fino a 29 anni che entreranno nelle aziende della regione saranno 559 in meno rispetto all’anno precedente. Pur rappresentando un terzo esatto del totale dei nuovi contratti che si pensa di stipulare nell’anno in corso (4.290 in tutto, in calo in confronto al 2012), la flessione è marcata: -6,4%. Più marcata che nel resto del Paese (-2,7%) ma appena inferiore alla media del Centro Italia (-7,6%), che fa segnare il dato peggiore rispetto al Nord Ovest (-1,7%), al Nord Est (unica area in positivo, +0,3%) e al Mezzogiorno (-3,1%). La differenza è poi molto forte tra le due province. In quella di Perugia infatti le 1.048 nuove assunzioni previste sono in calo del 4,4%, mentre a Terni il ko è a due cifre: -11,6% con 380 nuovi contratti in tutto.
INDUSTRIA E SERVIZI, LE PREVISIONI PER IL 2013
I settori A livello nazionale Unioncamere fa però notare come «a fronte di questa contrazione – è scritto nell’indagine – si allarga la platea dei posti di lavoro per i quali le imprese non indicano il requisito prioritario dell’età, portando così a quasi 280 mila (il 75% del totale delle assunzioni non stagionali previste dalle imprese), il numero di posti di lavoro per i quali, nel 2013, i giovani con meno di 30 anni potranno tentare la loro carta». Guardando ai diversi settori interessati ad under 30, il 71,6% delle richieste espresse arriva dai servizi. Di queste, 13 mila si riferiscono ai servizi dei media e della comunicazione, informatici e delle Tlc e avanzati a supporto delle imprese. Al settore manifatturiero fanno invece riferimento un altro 28,4% delle assunzioni di giovani previste (circa 34.300). Se si prendono in considerazione le professioni invece, uno su quattro dei giovani da assumere (circa 28.800) viene richiesto nell’ambito di quelle intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione e tecniche. Oltre uno su due (quasi 61.500) potrà trovare spazio nel lavoro di ufficio o professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi.
Non si può rinunciare ai giovani «Pur nelle fortissime difficoltà di questi momenti – commeta il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello -, le imprese sanno che non possono rinunciare al valore dei giovani e continuano a tenere alta la quota di assunzioni a loro rivolte: è un segnale importante, anche perché è al netto degli effetti delle recenti norme di incentivazione volute dal ministro Giovannini. Considerando che il numero di entrate si restringe ancora, è incoraggiante che le offerte dirette ai giovani aumentino nei profili professionali più qualificati: i giovani possono fare la differenza in un’azienda, soprattutto sulle nuove frontiere delle tecnologie e delle professioni della conoscenza».
