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domenica 19 settembre - Aggiornato alle 12:24

Gestori di palestre bocciano green pass: «È una semi chiusura, bastavano i protocolli»

Per Barbara Carli delegato regionale di Anif la certificazione verde andava richiesta solo agli over 60

Barbara Carli

Gestori di palestre e piscine coperte bocciano il green pass, definendola una «semi chiusura». A rappresentare la posizione della categoria è Barbara Carli, delegata umbra dell’Anif (associazione nazionale impianti sport e fitness) e operatore di settore che, a un paio di settimane dall’entrata in vigore del provvedimento del governo, afferma che «così viene nuovamente bloccato un settore che era riuscito a riprendersi».

Carli ricorda, poi, che «i centri sportivi hanno adottato praticamente da subito protocolli severissimi, con un costo economico, peraltro, molto elevato» per ritrovarsi oggi a fare i conti con una «semi chiusura delle palestre e piscine al chiuso, mascherata dall’obbligo di presentare il green pass all’ingresso». Anif con una nota ribadisce che i «protocolli applicati da mesi hanno trasformato gli stessi centri sportivi, come dimostrano i numeri, in oasi di salute, capaci di tenere lontano contagi e pandemia» e, in questo senso, per l’associazione di categoria «il green pass  dovrebbe essere limitato a coloro che sono maggiormente a rischio, ovvero gli over 60». Tuttavia, con l’introduzione del certificato vaccinale obbligatorio per accedere a palestre e piscine, Carli indica l’obiettivo, ossia «far vaccinare velocemente più persone possibili. Prima lo faremo tutti, prima si tornerà alla normalità. Anche noi faremo la nostra parte sollecitando i nostri utenti».

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