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giovedì 5 agosto - Aggiornato alle 23:29

Gara Usl2 da 36 milioni sospesa, Legacoop e Confocoop: «Va rifatta»

Bernardoni e Di Somma ricordano la risoluzione del 13 luglio approvata dal consiglio regionale che vieta appalti col massimo ribasso

©-Istituto Serafico di Assisi

«Va rifatta». Così Legacoop e Confcooperative sulla gara della Usl 2 da 36 milioni finalizzata all’aggiudicazione per sei mesi dei servizi assistenziali semiresidenziali, residenziali e domiciliari dei territori di Terni, Spoleto e Foligno, su cui ieri è scattata la sospensione da parte dell’azienda sanitaria con apposito avviso. In una nota si legge che occorre «riconsiderare la procedura nel suo complesso, rendendola coerente con le linee di indirizzo sugli appalti pubblici approvate dal consiglio regionale lo scorso 13 luglio».

Gara Usl2 da 36 milioni «La gara della Usl2 – afferma Andrea Bernardoni, presidente di Legacoopsociali – è nei fatti una gara al massimo ribasso che non prevede la presentazione del progetto tecnico da parte dei concorrenti ed è in chiara contraddizione con quanto deliberato dal consiglio regionale dell’Umbria il 13 luglio scorso, quando con apposita risoluzione è stata impegnata la giunta ad adoperarsi affinché i committenti regionali non utilizzino, nelle gare relative ai servizi di welfare, formule legate al massimo ribasso sia nelle forma che nella sostanza, ma anzi tengano conto del progetto tecnico elaborato per la gestione dei servizi, delle esperienze maturate nel settore, della capacità di rapporto con il territorio e di altri elementi».

«Va rifatta» Sulle sorti della gara Usl2 anche Carlo Di Somma, presidente di Federsolidarietà che auspica «una legge regionale su questo argomento, ponendo particolare attenzione alle persone più fragili. In materia di appalti abbiamo idee e proposte che metteremo a disposizione del confronto pubblico e crediamo che la Regione – va avanti – debba intraprendere con decisione il percorso dell’accreditamento per i servizi di welfare come fatto negli ultimi dieci anni da altre regioni all’avanguardia in materia di welfare come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Le gare di appalto, infatti, anche se fatte in modo corretto frenano gli investimenti dei soggetti privati che potrebbero offrire un importante contributo per innovare i servizi di welfare della nostra regione».

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