di Daniele Bovi
Prosegue senza sosta il calo dei depositi bancari delle famiglie umbre, scesi nei primi sei mesi dell’anno del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2010. A sostenerlo è la Banca d’Italia nel suo aggiornamento congiunturale sull’economia umbra diffuso martedì. Un calo che diventa addirittura del 4% per quanto riguarda i conti correnti data anche la loro bassa remunerazione. I dati di fine agosto poi marcano un ulteriore rallentamento (-2,5%) dei depositi delle famiglie mentre risalgono quelli delle imprese (+2,9%).
Il lato dell’offerta Sull’altro fronte invece, ossia quello dell’offerta, dei prestiti operati dagli istituti di credito, lo studio della Banca d’Italia mette in evidenza come fino a giugno 2011 la crescita dei prestiti è continua, attestandosi a un +4,9% rispetto a giugno 2010. Una crescita dettata però da fattori di domanda a fronte del persistere di condizioni restrittive dal lato dell’offerta. Dopo aver toccato il minimo nel 2009, con una media mensile di 49 milioni prestati, questi sono risaliti a quota 136 nel 2010 e a 122 nei primi sei mesi del 2011. All’interno di questo scenario però si è allargata la quota delle cosiddette «sofferenze», ossia quei crediti che le banche fanno sempre più fatica a riscuotere: periodo dopo periodo così le sofferenze «si mangiano» lo stock di prestiti, con il settore delle costruzioni in particolare difficoltà che passa dal 3% al 5% di sofferenze.
Rallentano i prestiti I numeri di fine agosto segnalano invece un rallentamento dei prestiti complessivi all’interno di un quadro dove il costo del credito aumenta, con un tasso a breve al 5,6%. Nel complesso, dal dicembre 2010 al giugno 2011 il costo del denaro per le imprese è aumentato di mezzo punto percentuale. Ad ottenere il credito però, come segnalato recentemente anche dalla Cgia di Mestre, sono perlopiù le realtà medio grandi: il tasso di crescita dei prestiti alle piccole imprese infatti cala a fronte di un aumento di erogazioni in favori delle realtà più grandi.
Arretrano le grandi banche Un altro fenomeno interessante sottolineato dalla Banca d’Italia riguarda il restringersi della quota di mercato dei primi cinque istituti bancari. Dal 73% del 2008 si passa infatti al 65% dei primi mesi del 2011. Un dato che si lega a quello dei prestiti alle famiglie: se infatti i principali gruppi accordano con sempre più fatica credito (-1,7%), le altre banche locali sono state più vicine alle famiglie con un aumento dei prestiti dell’8,4%. Quelle famiglie che, come nota Bankitalia, dall’inizio della crisi hanno deciso di «mollare» il tasso variabile a favore del fisso.


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