di Daniele Bovi

C’è anche l’Umbria nel gruppo dei sette casi dove non si è raggiunto, almeno per quanto riguarda i dati al 31 ottobre, il target di spesa dei Fondi europei 2007-2013 fissati a livello nazionale. A spiegarlo è il ministero per la Coesione territoriale, guidato dal ministro Carlo Trigilia, che lunedì ha diffuso i numeri relativi alla spesa certificata dalle Regioni aggiornata ad ottobre. Spesa certificata che altro non è se non la quantità di soldi dei due Fondi (quello per lo sviluppo regionale, il Fesr, e quello sociale, il Fes) impiegati sulla cifra complessivamente a disposizione. Secondo i numeri del Ministero al 31 ottobre per quanto riguarda il Fesr su un obiettivo di 189 milioni di euro, che corrisponde al 55% del totale disponibile, l’Umbria ne ha spesi 173,5, ovvero il 50,5% che non basta a centrare il risultato.

TUTTI I DATI DI OTTOBRE

I dati Se si consulta il portale Opencoesione, dove si monitora l’impiego dei Fondi nelle varie Regioni nel corso del tempo, si nota come dopo anni dove la regione ha fatto segnare livelli di spesa superiori ai target, al 31 maggio di quest’anno era stato usato il 46,8% del Fesr contro il 48,5% fissato. Una differenza che faceva rimanere la regione «entro la soglia di tolleranza» stabilita. Insomma, tra maggio e ottobre l’incremento (+3,7%) è stato modesto. Per spendere l’intera somma del Fesr c’è tempo fino alla fine del 2015 con asticella fissata al 59,9% nel 2013 e al 78,7% al 31 dicembre 2014. Oltre all’Umbria non raggiungono l’obiettivo i due programmi interregionali «Attrattori» ed «Energie», quelli regionali Fesr Lazio, Piemonte e Sardegna e il regionale Fse della Val d’Aosta.

FONDI 2014-2020, LE IPOTESI DI ALLOCAZIONE DELLA GIUNTA

Centreremo l’obiettivo Guardando i numeri di ottobre a palazzo Donini, sede della giunta umbra, non si fanno drammi: «È vero – dice a Umbria24 Lucio Caporizzi, direttore dell’area Programmazione strategica della Regione e presidente di Umbria mobilità – siamo un po’ indietro, ma quel che conta è centrare l’obiettivo del 31 dicembre e quello contiamo di raggiungerlo». Secondo Caporizzi, «siamo rimasti indietro su alcuni ‘assi’ come quelli relativi all’energia, sui Puc, i Piani urbani complessi, e sui Pit». Ovvero sui Piani di indirizzo territoriale attraverso i quali si sono finanziate, ad esempio, operazioni come quelle della riqualificazione della stazione ferroviaria di Ponte San Giovanni. La croce non la si dà addosso a nessuno, anche perché «i Comuni – prosegue – sono ‘strozzati’ dal Patto di stabilità che rallenta la spesa, però si deve capire che per quanto riguarda i Fondi europei le regole e i tempi vanno rispettati». Altro discorso quello relativo al Fondo sociale, dove l’Umbria a fronte di un target di 123 milioni di euro (il 54,1% del totale) ne ha impiegati 132,1 (58,1%, +8,1% rispetto a maggio).

Così in Italia A livello nazionale invece la spesa certificata, complessivamente, a ottobre è a quota 47,5%, quattro punti percentuali in più rispetto alla meta. Un miglioramento, osserva il Ministero, dovuto alle «ulteriori misure di accelerazione» decise ad aprile scorso, che fanno segnare un netto miglioramento rispetto ai dati registrati il 31 maggio. A quella data infatti era da impiegare ancora ben il 60% del totale, comprensivo del cofinanziamento nazionale. Tornando ai numeri di ottobre, il Ministero sottolinea il permanere di «importanti differenze tra il Nord e il Sud». Le Regioni più sviluppate infatti hanno raggiunto il 57,1%, mentre quelle meno sviluppate si sono fermate al 43,1%, «anche se per queste ultime – spiega il Ministero – è necessario tener conto della presenza di significative opere infrastrutturali che richiedono tempi di attuazione più lunghi».

Twitter @DanieleBovi

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