Oltre 230 milioni di euro, investiti più che altro in arte (88 milioni), salute pubblica (40), educazione, istruzione, ricerca scientifica e tecnologica, entrambe intorno ai 29 milioni, sviluppo locale (24,5) e ancora assistenza agli anziani e volontariato, per i quali complessivamente sono stati spesi circa 17 milioni di euro. Tanto ha investito dal 1992 al 2016 la Fondazione Cassa di risparmio di Perugia stando ai numeri forniti venerdì durante il convegno dal titolo «Le Fondazioni di origine bancaria, un immenso bene italiano» al quale hanno partecipato, tra gli altri, Giuliano Amato (“padre” della legge del 1990 che le ha istituite), il presidente Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio Spa) Giuseppe Guzzetti e il vicepresidente di Cassa depositi e prestiti Mario Nuzzo. Commentando i numeri Giuseppe Bianconi, presidente della Fondazione, ha sottolineato che «si può fare di più. Di fronte alle conseguenze negative causate dalla forte recessione del sistema economico, prime fra tutte la disoccupazione e la riduzione della capacità di spesa delle famiglie, oggi le Fondazioni sono chiamate a rivolgere un’attenzione crescente alla sfera del sociale, col preciso obiettivo di offrire un sostegno a tutti coloro – giovani, famiglie e anziani – che si trovano a vivere situazioni di disagio economico o di povertà o che soffrono per situazioni legate al loro stato di salute».
I numeri Complessivamente invece le 88 fondazioni di origine bancaria attive in Italia hanno investito nel territorio circa 20 miliardi di euro in molti settori; in particolare la maggior parte delle risorse sono state spese per arte e beni culturali (30 per cento), sociale (15 per cento), volontariato e beneficienza (13,6 per cento), ricerca e sviluppo (12,6 per cento), educazione (12 per cento) e così via. «Analizzando il trend delle erogazioni nel corso degli anni – è stato detto venerdì – pur nelle oscillazioni imposte dalla crisi si nota la tendenza a rafforzare le risorse destinate a settori come l’assistenza sociale e il volontariato, a testimoniare un crescente impegno alla tutela delle fasce più deboli della popolazione». In base ai Bilanci chiusi al 31 dicembre 2015 il patrimonio contabile delle fondazioni ammonta a 40,8 miliardi di euro e costituisce circa l’84 per cento del totale di bilancio, che assomma a 48,6 miliardi di euro. Il totale attivo, pari a 48,6 miliardi di euro, è costituito per circa il 95 per cento da attività finanziarie, mentre le immobilizzazioni materiali e immateriali rappresentano solo il 4 per cento.
Parla Guzzetti «In questi ultimi anni – ha detto Giuseppe Guzzetti, presidente di Acri – lo scenario in cui ci muoviamo è molto cambiato. I “rischi sociali” a cui il sistema del welfare oggi deve dare risposte sono l’invecchiamento della popolazione, la caduta della natalità, la crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro, l’impatto della “globalizzazione” sull’occupazione, la forte immigrazione e tanto altro. Si tratta di fattori che hanno tutti contribuito a cambiare significativamente le condizioni di rischio sociale. Inoltre, la crisi economico-finanziaria ha acuito la vulnerabilità e ha generato un impoverimento materiale e di prospettive di ampie fasce di popolazione – pensiamo al fenomeno delle nuove povertà, alla difficile condizione dei giovani e delle donne – ma ha anche determinato importanti conseguenze sul piano culturale e sociale, in quanto ha alimentato l’indebolimento dei legami e delle relazioni. Insomma, l’attuale sistema italiano del welfare è in difficoltà e l’unica risposta a questa crisi non può che essere collettiva. Le Fondazioni di origine bancaria sono un importante “valore aggiunto” per le loro comunità».
