In occasione dell’appuntamento organizzato dalla Camera di Commercio dell’Umbria il professore Luca Ferrucci, invita ad «analizzare bene i dati dell’aeroporto perugino, non soltanto celebrando i 530 mila arrivi ma distinguendo le rotte che generano incoming da quelle che invece generano outgoing».
Ferrucci insomma invita a una attenta analisi dei dati distinguendo tra turisti che arrivano e generano economia rispetto a servizi invece offerti a chi dall’Umbria va all’estero. «La domanda da porsi – aggiunge, in occasione dell’appuntamento su l’”Economia umbra e i bilanci delle imprese”, dove ha risposto a un’intervista di Pasquale Punzi – è, rispetto ai milioni spesi abbiamo generato una economia addizionale?». Ferrucci fa riferimento alla differenza che passa tra gli investimenti per chi arriva in Umbria per visitare le nostre bellezze e usufruire dei nostri servizi e i soldi spesi invece per consentire a stranieri che operano in Umbria di potere ritornare comodamente nei loro luoghi di origine, per i quali non c’è economia aggiuntiva che valga simili investimenti.
Quanto ai temi economici: «Se guardiamo l’economia con lo specchietto retrovisore – ha detto – negli ultimi 4 anni possiamo osservare performance interessanti confrontando l’Umbria alle regioni limitrofe come Toscana e Marche, in termini di crescita occupazionale, investimenti e produttività del lavoro. L’auto va guidata però in avanti – ha aggiunto – e quindi esistono ombre. Il rallentamento dell’economia è dovuto a fattori esogeni all’Umbria come l’aumento dei tassi di interessi che riducono le opportunità per la nostra regione. Negli ultimi 15 anni quando il Pil nazionale cresceva più dello 0,8 per cento, l’Umbria faceva meglio, quando cresceva meno dello 0,8, l’Umbria faceva peggio, insomma amplifica la tendenza nazionale e se il prossimo anno rallenterà attorno al +0,6 per cento, come ci dicono le previsioni, l’impatto sull’Umbria potrebbe essere di rallentamento forte».

